LA MIA STORIA POLITICA

Lecis Cocco-Ortu… un cognome nobile?
Eh eh.. in effetti è un cognome particolare. Poco sangue blu, ma con una storia: riporta alla mente Francesco Cocco-Ortu, ministro liberale dei governi Giolitti e Zanardelli, che come decano della Camera disse NO al governo Mussolini, e per questo si dimise dal suo incarico. E Francesco Cocco-Ortu jr, leader progressista del Partito Liberale in Sardegna. Nel primo governo repubblicano rifiutò la carica di Ministro perché troppo giovane e non ancora pronto per un incarico tanto delicato.

Hai iniziato a fare politica durante gli anni dell’università?
In un certo senso: l’attenzione alla società si è espressa nei cinque anni di studio, anche con la tesi sulla questione abitativa degli immigrati, proprio negli anni in cui a Cagliari si lavorava al Piano Strategico, rimasto tristemente chiuso nei cassetti dell’amministrazione. Il quinto anno sono diventato rappresentante di corso nel gruppo di Sinistra Universitaria, aprendo la discussione sull’opportunità di aprire a Cagliari la facoltà di Architettura.

Hai scritto: “affermiamo che l’architettura ha un valore POLITICO e crediamo che debba riscoprire la sua dimensione ETICA”. Cosa intendi?
Nel periodo in cui ho frequentato il master “Intelligent Coast” a Barcellona, ho fondato insieme a Nicolò Fenu il blog Sardarch: un punto di riferimento per il dibattito sull’architettura contemporanea e più in generale sulla Sardegna. E’ anche un piccolo laboratorio di ricerca: abbiamo coinvolto diversi professionisti nel progetto di partecipazione cittadina Stampaxi Wall, una riflessione sui vuoti urbani nel centro storico cagliaritano. Abbiamo dimostrato quanto è grande il risvolto politico della riflessione architettonica contemporanea. L’architetto deve capire, leggere e immaginare la città: è un metodo di lavoro che vorrei portare in Comune.

Quando il tuo percorso politico ha cambiato passo?
Una svolta nel mio impegno politico è stata la sconfitta elettorale di Renato Soru alle regionali 2009. In quel momento mi sono reso conto che, per far apprezzare la buona politica fatta di programmazione, responsabilità e competenza alla maggioranza dei cittadini, serve l’impegno di ognuno di noi.

Il tuo ingresso nel PD?
Le primarie per la scelta del segretario del Partito Democratico del 2009 sono state l’occasione in cui mi sono avvicinato a un partito che ha tra le sue parole d’ordine la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini. Ho deciso di iscrivermi per essere parte di un partito nuovo, nelle forme e nei contenuti della politica. Andando oltre la somma degli apparati dei partiti fondatori.

La politica si fa nei partiti o nelle associazioni?
Le due attività non si escludono a vicenda. Sono un membro attivo di Sardegna Democratica. Durante i numerosissimi incontri pubblici in tutta la Sardegna, ci siamo interrogati sulla nostra isola, e abbiamo rafforzato le nostre idee elaborando le nostre proposte. Con Sardegna Democratica ci siamo impegnati tantissimo anche per studiare Cagliari. L’abbiamo immaginata come una “città novissima”, una città aperta, una città della conoscenza.

Un esempio concreto?
Abbiamo, ad esempio, realizzato uno studio sul quartiere della Marina che ci ha portato per le strade a parlare con gli abitanti del quartiere per rilevare esigenze e problemi da tradurre in proposte per i cittadini. In Sardegna Democratica ho potuto confrontarmi con un’esperienza politica che in Sardegna, e in Italia, lascia ancora forti segni di speranza.

Come hai vissuto le ultime primarie per scegliere il candidato sindaco per il centrosinistra?
Per le primarie ho sostenuto con convinzione Filippo Petrucci, che ha avuto il coraggio di mettere davanti alle tattiche elettorali un programma basato su trasparenza, coinvolgimento, competenza e progettazione. Raccogliendo 1563 firme in poco tempo, ha dimostrato quale deve essere l’approccio all’attività politica. Si parte dalle strade e dai bisogni delle persone, per trovare risposte credibili e proposte concrete. Non una politica basata esclusivamente sulle strategie, sui capobastone e su equilibri elettorali che hanno prodotto negli elettori disaffezione e sfiducia.

E della vittoria di Massimo Zedda che ne pensi?
La vittoria di Massimo è un forte messaggio degli elettori Cagliaritani e della loro voglia di cambiamento rispetto a un certo modo di fare politica. In questi anni è stata troppo evidente l’incapacità politica del centrodestra: hanno approfittato delle grandi opportunità offerte dalla nostra città per proporre invece le loro logiche clientelari. La vittoria alle elezioni comunali di Cagliari dopo tanto tempo è possibile.

Perché hai scelto di “metterci la faccia” in prima persona?
Per dimostrare che è possibile essere un testimone credibile di una attività politica vissuta come servizio per il bene comune, con un’attenzione particolare a chi è più in difficoltà; una politica che aiuti i cittadini a rendersi conto di poter essere protagonisti attivi della vita della collettività.

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