Stadio, un anno d’oro: dopo Sanremo tocca a Sant’Elia *


Stiamo vivendo giornate tristi per la politica in Sardegna: si sta scoperchiando un calderone di intrecci opachi e pericolosi tra imprese, politici e amministratori della cosa pubblica che sembra abbiano lasciato la strada delle regole e della legalità per percorrerne altre differenti.

Noi ci troviamo, invece, a dover decidere se avviare un processo nuovo e meritevole di grande attenzione di parternariato pubblico-privato per la realizzazione del nuovo stadio della Sardegna.

Stadio Sant'Elia - Foto di Nicolò Fenu

Lo facciamo in modo trasparente, seguendo una strada impegnativa e innovativa, sperimentando per primi in Italia la procedura che attua la nuova legge sull’impiantistica sportiva (L. 147/2013, art 1, commi 303-305). E lo faremo, come ha spiegato in apertura di dibattito il sindaco Zedda, con l’affiancamento dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione. Dire “sì” oggi al nuovo stadio  vuol dire lanciare il messaggio alla città e agli  imprenditori seri  che l’amministrazione di Cagliari, tutta, lavora seriamente, e seriamente si relaziona con loro.

Per tanti anni lo stadio Sant’Elia è stato un buco nero all’interno della città. Un buco nero che si accendeva poche ore ogni due settimane e che nel resto dell’anno è stata una barriera fisica gigantesca che contribuiva ad acuire la separazione del quartiere di Sant’Elia dal resto della città. Lo stadio, i parcheggi, viale Ferrara sono stati finora un enorme fossato che segregavano ancora di più il quartiere dal resto della città.

Questo intervento, urbanisticamente, con la variante che dovremo approvare prima della presentazione del progetto definitivo da parte del Cagliari Calcio, sarà una occasione storica per ricucire quello che la cultura politica e urbanistica del passato ha diviso.

Rem Koolhaas aveva immaginato questa ricucitura attraverso un masterplan con un intervento immobiliare importante a cui il centrodestra cittadino ha chiuso le porte in modo scellerato non ratificando il famoso accordo di programma firmato tra Emilio Floris, sindaco di Cagliari, e Renato Soru, presidente della Regione.

Noi lo facciamo attraverso la creazione di un polo sportivo unico nel Mediterraneo. Abbiamo già iniziato la ricucitura con il lungomare Sant’Elia, il parco degli Anelli e il suo collegamento con il fronte mare di via Roma. E con tutti gli interventi del Piano Città che affiancano i progetti culturali e di promozione sociale avviati in questi anni nel quartiere.

La dichiarazione di pubblico interesse per uno stadio che sia vivo e attivo per 365 giorni all’anno è un atto rivoluzionario da questo punto di vista. Una rivoluzione possibile grazie a quei servizi e pubblici esercizi che sono previsti nello studio di fattibilità che risponde a quanto noi stessi abbiamo indicato con gli atti approvati da questo Consiglio Comunale e dalla nostra Giunta.

Stadio Sant'Elia - Foto di Nicolò Fenu

Chiudo il mio intervento con una riflessione a voce alta rispetto a uno degli aspetti che l’amministrazione richiede al privato come contropartita pubblica: benissimo i 1000 metriquadrati di uffici per l’amministrazione, ma forse, come abbiamo indicato nell’ordine del giorno che presenteremo a fine dibattito, sarebbe utile chiedere alla società di valutare la possibilità di realizzare un nuovo palazzetto dello sport per potenziare ulteriormente questo incredibile polo sportivo di eccellenza che andrà a collegare il polo di via Rockfeller con il campo di regata che speriamo andrà ad ospitare le gare veliche delle Olimpiadi del 2024.

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*il titolo del post, in cui riporto il mio intervento in aula, è gentilmente concesso da Marcello Zasso che nel delirio festoso di post di ieri ha pubblicato uno dei più geniali!

Per approfondire:

Studio di fattibilità nuovo stadio di Cagliari
Relazione istruttoria
Conferenza di servizi preliminareDeliberazione CC 46 del 06.04.2016
Allegati tecnici

 

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