Centro storico e i suoi ‘spazi liberi’: non chiamiamoli ‘vuoti’


“Una riflessione mi è sorta durante il dibattito di questi giorni sul Piano del centro storico: siccome le parole sono importanti i cosiddetti ‘vuoti urbani’  iniziamo a chiamarli ‘spazi liberi’: spazi da vivere più che da riempire. Un vuoto rappresenta una mancanza e richiama subito alla mente la necessità di essere riempito; gli spazi che caratterizzano il nostro centro storico, derivanti in gran parte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, devono invece essere spazi liberi che offrono una possibilità di socialità e una migliore vivibilità a un tessuto storico densamente edificato.”

Con questa dichiarazione di voto ho espresso la mia soddisfazione per l’adozione del Piano particolareggiato del Centro storico (PpCs): un piano importante per Cagliari che viene condiviso con la cittadinanza non solo prima o dopo la sua elaborazione, ma durante. Da oggi infatti iniziano i 60 giorni delle osservazioni utili a integrare la nostra proposta. Attiviamo da subito il Laboratorio per il centro storico nella sede dell’ex artistico nel complesso di San Giuseppe a Castello e diamo massima pubblicità al documento che cittadini e associazioni potranno studiare e migliorare.

Progetto guida su Palazzo Aymerich

Intanto abbiamo affiancato l’adozione del piano con l’approvazione un ordine del giorno che offre indicazioni proprio su questi spazi liberi (che per anni sono stati appunto chiamati “vuoti urbani” e così sono indicati nel piano), impegnando il sindaco e gli assessori competenti a:

  • acquisire ogni informazione circa la proprietà delle aree indicate come “vuoto urbano” nel PpCs;

  • eseguire delle valutazioni in merito alle caratteristiche delle aree in funzione di:

1) agevolare la nuova e sostenibile Mobilità, ospitando postazioni di sosta e ricarica di auto, moto e cicli elettrici; nonché, per le aree di dimensioni maggiori, alla realizzazione di parcheggi di prossimità da assegnare principalmente ai residenti a canoni agevolati;
2) ospitare, interrati o in superficie a seconda delle condizioni del sottosuolo, contenitori pubblici per la plastica, il vetro e per la carta, di forme e colori idonei ad armonizzarsi con gli edifici circostanti;
3) essere destinati a spazio verde, sosta per i pedoni, aree fitness;
4) essere destinati (nel caso delle aree più piccole) a luoghi permanenti della memoria dei bombardamenti del 1943, sulla scorta delle valide iniziative che l’assessorato alla Cultura ha realizzato in questi anni per la ricorrenza del settantesimo anno dei raid aerei su Cagliari;

  • interloquire con le proprietà per condividere le scelte e proporre forme perequative per l’acquisizione degli immobili;
  • presentare al Consiglio una proposta unitaria di acquisizione e di ridestinazione funzionale dei Vuoti urbani, anche di intesa con soggetti privati e altri Enti pubblici;
  • privilegiare le soluzioni delineate all’interno dei progetti guida che non prevedano la realizzazione di nuovi volumi.

 

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