Primarie, grande confusione sotto il cielo


C’è grande confusione anche tra i dirigenti di partito quando si parla di primarie. Il rischio che ognuno ne stiracchi il senso a vantaggio della propria particolare posizione politica contingente è elevato, così come elevato è il rischio di non essere in grado di organizzare competizioni davvero utili allo scopo principale che è quello di individuare, per un partito o per una coalizione, il miglior candidato per vincere le elezioni per una carica monocratica come quella di sindaco o di presidente della Regione.

 

Ultima in ordine di tempo la dichiarazione del segretario cittadino del PD, Nicola Montaldo, che sull’Unione Sarda di domenica afferma che “poichè il sindaco non è del PD, il partito dovrebbe indire le primarie interne e poi quelle di coalizione per la scelta di un unico candidato”.

BachecaUnione Sarda domenica 21 giugno 2015

Nello Statuto del Partito Democratico è chiaro (art. 18) che il candidatoalla carica di sindaco viene scelto attraverso il ricorso alle primarie di coalizione. Qualora non si svolgano primarie di coalizione si farà ricorso ad un altro metodo per la scelta del candidato.

In teoria il processo per cui, prima delle primarie di coalizione, il PD faccia delle proprie primarie interne per individuare il proprio candidato da far correre nelle primarie di coalizione mi sembra quanto meno macchinoso. Se non proprio contro lo spirito dello Statuto del PD che prevede primarie di partito solo in caso non si svolgano le primarie di coalizione. Chiamando quindi in pochi mesi gli elettori democratici ai seggi almeno 3 volte: per le primarie interne, per le primarie esterne e per le elezioni. Con il rischio di alimentare un clima di conflittualità nel centrosinistra che può allontanare il voto degli elettori moderati.

In pratica poi, in una situazione come quella di Cagliari questo percorso sembra ancora più controproducente di fronte alla ricandidatura del sindaco uscente che ha guidato per cinque anni il cambiamento in atto nella nostra città alla guida di un esecutivo che è quasi un monocolore democratico: primarie interne per individuare un candidato PD che correrebbe contro Massimo Zedda e la sua giunta proprio nell’anno in cui i risultati della sua buona azione amministrativa diventano giorno dopo giorno più evidenti agli occhi dei cittadini. Sarebbe un suicidio politico per il nostro partito che i democratici di buona volontà credo debbano fare in modo di evitare.

Massimo Zedda nella foto di Dietrich Steinmetz

Molto più importante per la città sarebbe da subito avviare una fase di programmazione sui grandi temi di sviluppo della Cagliari metropolitana che stiamo costruendo: una città del buon vivere, con sempre migliori servizi al cittadino, un ambiente naturale valorizzato anche in chiave turistica, una città sempre più accogliente per il fermento culturale che già oggi si respira nelle strade e nelle piazze e una città che guarda all’Europa e al Mediterraneo con progetti strategici ambiziosi. Il segretario cittadino stimoli la scrittura di questo programma a partire dai circoli e dalle assemblee pubbliche, magari da tenere nelle piazze, per farlo diventare le linee guida dell’azione amministrativa dei prossimi anni, e lavori per consolidare la coalizione con cui abbiamo vinto le elezioni 4 anni fa e con cui stiamo governando al Sardegna, perché di questo ha bisogno Cagliari oggi.

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