La movida e l’ordinanza prefettizia


La movida e l'ordinanza prefettizia

So che in tanti, specialmente giovani che non hanno mai disturbato nessuno bevendo tranquillamente una birra sulle scalette di piazza Santo Sepolcro, ritengono l’ordinanza del prefetto di Cagliari lesiva del propria libertà e una sconfitta per la politica che non è ancora riuscita a trovare una soluzione alternativa ai divieti.

Io credo che questa ordinanza, e le reazioni che sta provocando, possano essere un primo passo verso la consapevolezza e la proposta. Da una parte è l’occasione per renderci tutti conto che alcune situazioni avevano davvero superato il limite del buon senso (ho assistito con i miei occhi a chi alle 3 del mattino gridava indisturbato o tirava fuori percussioni e chitarra come in un falò qualsiasi lasciando la piazza un campo di battaglia di vetro e rifiuti). Dall’altra è l’occasione per attivarsi a cercare soluzioni tutti insieme.

L’ordinanza del prefetto non è risolutiva ma è il segnale che per le istituzioni è intollerabile il livello di sporcizia e di disturbo che nelle ultime settimane alcuni quartieri del centro storico stavano sopportando.

Un’ordinanza che vieta, tra le 22 e le 7, la vendita da asporto e la detenzione in luogo pubblico di alcolici e contenitori di bevande in vetro nei quartieri di Stampace e della Marina. Un’ordinanza simile a tante che sono in vigore in molte città italiane ed europee: una delle prime cose che ho imparato anni fa andando a vivere a Barcellona è che anche nella capitale catalana del turismo e dell’innovazione non era possibile bere alcolici la notte in determinate zone della città; e la multa presa nella piazza davanti al MACBA me lo fa ricordare bene.

Ma la risposta a un problema di convivenza tra residenti, attività commerciali, fruitori e turisti non può arrivare solo dalle istituzioni: un cambiamento del modo di comportarsi non può essere imposto con la forza, ma deve essere accompagnato da azioni che aiutino tutti i cittadini ad accrescere la consapevolezza che la propria libertà finisce là dove confligge con quella degli altri.

Come amministrazione stiamo lavorando per creare nuovi spazi per l’aggregazione di giovani e turisti: la città non è tutta uguale e ci sono zone più o meno adatte per determinati scopi. A breve restituiremo alla città un nuovo lungomare pedonale al Poetto con chioschi aperti tutto l’anno e un lungomare a Sant’Elia, in cui tra l’Arena concerti e il Lazzaretto si apriranno tre nuovi punti di ristoro che la notte non disturberanno, essendo lontani dalle abitazioni ma serviti dal trasporto pubblico anche notturno. Immagino poi che si possa finalmente collaborare lealmente e proficuamente con chi gestisce il porto di Cagliari, in cui sarebbe relativamente semplice individuare aree in cui far confluire i giovani che dopo una certa ora lascerebbero le strette vie del centro storico.

Risolvere il problema della cosiddetta “movida” non è semplice e solo con una collaborazione di tutti che vada oltre lo scontro politico e la strenua difesa del proprio punto di vista personale potremo risolverlo. Anche in vista della ambiziosa sfida di essere modello in Europa nel 2019 della cultura del buon vivere.

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2 thoughts on “La movida e l’ordinanza prefettizia

  1. una assemblea pubblica partecipata non guasterebbe psr condividere e discutere l’ordinanza e dintorni in linea con lo spirito di questo post! la partecipazione alle decisioni anche “ordinanziali” ( non so come dirla!) potrebbe essere una strada per una proficua crescita di
    consapevolezza civica : le alternative sono le imposizioni forzate (ordinanza) o le “prediche” ( inviti al buon senso predicati in vari modi), entrambe modalità legittime ma forse destinate a non provocare cambiamenti e crescita civica.

  2. sono d’accordo soltanto i divieti non bastano a risolvere i problemi , la sensibilità di tutti e la coscienza della dimensione del sociale sono tesori che servono a costruire un mondo migliore. Educazione a vivere incontrando l’altro con civiltà. Educazione, parola che deve tornare in uso.

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