Riflessioni in aula sulla Città Metropolitana di Cagliari


Da un recentissimo Rapporto di ricerca del Censis sul governo delle Aree Metropolitane in Europa risulta che circa il 68% della popolazione europea risiede attualmente nelle regioni metropolitane dove si generano più dei due terzi del PIL europeo. Non a caso la Commissione Europea ha previsto nella nuova Programmazione 2014-2020 un sostegno specifico alle città e allo sviluppo urbano. Il rapporto fotografa in maniera abbastanza impietosa della Riforma Delrio perchè in Italia, rispetto al resto d’Europa, la situazione è più complicata dal momento che l’esigenza di governare i processi di addensamento  metropolitano di alcune aree del Paese si sta intrecciando con due esigenze contingenti che rischiano di sviarne gli obiettivi:

  • la riforma complessiva dell’architettura istituzionale,
  • la necessità di una riduzione della spesa pubblica.

In Sardegna la situazione è ancora più complessa perchè questa riforma si aggiunge agli esiti dei referendum del 2011 sull’abolizione delle Province che la Regione, in tanti anni, ancora non aveva affrontato. L’Assessore Cristiano Erriu sta lavorando a una proposta che apre a tre livelli di discussione:

  1. la definizione dei confini,
  2. il modello di governance,
  3. le competenze.

Per quanto riguarda i confini condivido la netta critica rispetto alla proposta della legge nazionale di far coincidere l’ambito della Città Metropolitana con quello della provincia: nel caso di Cagliari, per effetto dei referendum regionali, vorrebbe dire una città metropolitana che va da Isili a Carloforte. Credo invece che la Città Metropolitana di Cagliari dovrebbe partire dai 16 comuni che fanno già oggi parte del Forum dei sindaci che hanno elaborato il Piano Strategico Intercomunale (Assemini, Cagliari, Capoterra, Decimomannu, Elmas, Maracalagonis, Monserrato, Pula, Quartu S.Elena, Sarroch, Selargius, Sestu, Settimo S.Pietro, Sinnai, Villa San Pietro) e allargarsi a quei 20-21 comuni che con Cagliari hanno relazioni più strette.

Cagliari dovrà accompagnare il processo con il sindaco del capoluogo che diventa Sindaco Metropolitano come “primus inter pares” rispetto ai sindaci della Conferenza Metropolitana, con ruolo di rappresentanza e coordinamento: senza introdurre meccanismi elettorali che creerebbero un difficile dualismo tra sindaco di Cagliari e sindaco metropolitano, convincendo anche quei comuni che sono ancora scettici rispetto a una riforma che rischiano di vivere come una espropriazione di autonomia se non si definiscono bene le competenze del nuovo ente locale che si sta creando. Sarà così responsabilità del sindaco di Cagliari dimostrare la volontà di coprogettazione e collaborazione da definire nello Statuto Metropolitano l’equilibrio dei poteri di Sindaco, Conferenza Metropolitana (assemblea dei sindaci) e Consiglio Metropolitano (14 consiglieri eletti tra i consiglieri comunali) con i relativi pesi e contrappesi che ne garantiscano la qualità democratica e la reale partecipazione alle scelte di tutti i cittadini dell’area vasta.

Ultimo punto che vorrei affrontare è quello delle competenze della città metropolitana: saluto con grande piacere le dichiarazioni dell’Assessore Erriu di includervi anche la Pianificazione Urbanistica. Infatti uno degli ostacoli dello sviluppo territoriale armonioso in Europa, individuato anche nell’Agenda Territoriale Europa2020, è l’espansione urbana incontrollata, e la velocità con cui i terreni vengono occupati dal diffondersi degli insediamenti a bassa densità.  A questo pericolo le politiche europee di coesione rispondono con: strategie per il risanamento urbano, la riconversione e il riutilizzo delle zone abbandonate e inutilizzate, la creazione di cinture e corridoi verdi, l’attenzione ai servizi, agli spazi pubblici per tutti e alle esigenze di famiglie e anziani, una migliore gestione di energia, risorse e flussi.

Una pianificazione metropolitana potrà quindi aiutare l’area vasta di Cagliari a programmare uno sviluppo ordinato del territorio intercomunale, evitando che l’edificato si saldi in un’unica distesa urbanizzata con una progressiva occupazione degli spazi ancora liberi (così come si teorizzava in questo stesso consiglio comunale fino a pochi anni fa), valorizzando l’enorme patrimonio ambientale su cui è incastonata la nostra città metropolitana con l’eccezionalità della presenza del gioiello che è il Parco di Molentargius.

Cagliari area vasta

E attraverso la pianificazione s potranno affrontare i 5 “nodi” ben descritti nel rapporto CITTALIA 2013 elaborato dall’Anci che, per motivi di tempo, mi limito ad elencare:

  1. abbattere la rendita con adeguate politiche pubbliche,
  2. ridurre la frammentazione amministrativa  ridisegnando le competenze sull’uso del suolo,
  3. mettere la questione ambientale ai primi posti in agenda,
  4. occuparsi attraverso l’urbanistica di cibo e sicurezza del territorio,
  5. fornire dati e informazioni che vanno coordinate, rese accessibili e usate per decidere insieme.

Un governo metropolitano però non può essere deciso a tavolino ma deve discendere da una progressiva affermazione culturale del sentimento metropolitano che già esiste nell’esperienza quotidiana dei cittadini, con un percorso che le istituzioni dovranno guidare nel modo più trasparente e partecipato possibile coinvolgendo i cittadini e i corpi sociali ed economici in modo più efficace di quanto fatto fino ad ora.

Nell’ottica di un allargamento della discussione è interessante la proposta di Marco Murgia, accolta dal presidente del consiglio Ninni Depau, di trovare il modo di convocare congiuntamente i consigli comunali dell’area metropolitana di Cagliari per discutere di una delle principali riforme che cambierà il modo di amministrare il nostro territorio e per riaffermare, anche nel nuovo sistema istituzionale, l’importanza delle assemblee rappresentative che non siano schiacciate dai poteri che si assegneranno agli organismi esecutivi.

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