Lettera aperta ai candidati per l’elezione del nuovo Parlamento Europeo


La CVX* europea ha scritto questa lettera aperta inviata a tutti i candidati per l’elezione del nuovo Parlamento Europeo. Scarica qua la versione integrale, ne riporto alcuni passaggi per me significativi, in particolare il paragrafo sulle migrazioni forzate su cui l’esperienza italiana del Centro Astalli è una luce nelle tenebre.

Ci sono persone disposte a morire pur di entrare a far parte dell’Europa, come dimostrano i recenti tristi avvenimenti in Ucraina e nel Mediterraneo.

Di fronte a questo dramma umano noi, come cittadini Europei, dobbiamo avvertire ancora più urgente il dovere morale di combattere l’attuale crisi economica e quello di migliorare la società civile dando forza ad iniziative di solidarietà, alla sostenibilità ambientale e alla lotta alla povertà sulla scena economica globale.
I risultati del sistema economico globale in termini di lotta alla povertà e alle diseguaglianze presentano luci ed ombre. Anche se negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una significativa crescita di reddito medio nelle economie emergenti (circa il 70% per una fascia di popolazione mondiale che si trova nel mezzo della distribuzione del reddito mondiale), i più poveri restano “incagliati” e la loro distanza dalla elite globale che vive un momento di boom (aumento del 60 percento dei loro redditi nell’ultimo decennio) ha continuato a crescere. Mentre ciò accadeva abbiamo assistito al declino della classe media nei paesi ad alto reddito (il più in Europa) che si trova a competere con la concorrenza dei bassi salari dei lavoratori dei paesi emergenti. Tutti questi
cambiamenti hanno comportato una modifica della vecchia distribuzione del reddito a due picchi (il gruppo dei ricchi e quello dei poveri) verso una distribuzione ad un solo picco con una classe media mondiale progressivamente emergente (ma ancora povera secondo i nostri criteri perché con un reddito medio giornaliero che oscilla tra i 3 e i 16 dollari) e una diseguaglianza in crescita se consideriamo la distanza tra il primo e l’ultimo gruppo.
Tutto questo è messo in risalto da cifre scioccanti come quelle che indicano che gli 85 individui più ricchi del pianeta hanno un reddito eguale a quello dei 3.5 miliardi più poveri nel mondo. E che l’un percento più ricco della popolazione possiede 81.000 miliardi, ovvero 65 volte la ricchezza della metà più povera del pianeta!

Per evitare il declino della classe media lavoratrice, per ridurre questi livelli di diseguaglianza in un contesto di sviluppo ambientalmente sostenibile noi proponiamo che l’Europa agisca su tre importanti direzioni:

  • Rinforzare la fiducia e la solidarietà tra i paesi membri con nuove regole fiscali;
  • Creare regole commerciali che stimolino la responsabilità sociale ed ambientale e i meccanismi di convergenza dal basso verso l’alto per evitare che la liberalizzazione commerciale diventi una corsa verso il basso in termini di diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente;
  • Evitare crisi finanziarie che generino nuovi crolli del bilancio comunitario e mettere le enormi energie del sistema finanziario al servizio del bene comune.

L’umanità si trova ad un bivio straordinario grazie alla consapevolezza che l’accresciuto degrado ambientale può essere ridotto e mitigato attraverso l’intervento dell’uomo. L’umanità deve voler cambiare direzione radicalmente e, attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, riparare il danno già causato al pianeta vivente.

Il nostro mondo si trova ad affrontare innumerevoli sfide ambientali, delle quali le più urgenti sono:

  • La riduzione dell’effetto serra dovuto alla generazione di energia
  • Sicurezza del cibo e dell’acqua
  • Miglioramento del paesaggio urbano

Mentre compito della legislazione è quello di determinare la risposta dei governi alle problematiche ambientali, un altro fattore basilare largamente trascurato per combattere il degrado ambientale é l’educazione al livello base. Sebbene leggi e politiche abbiano un ruolo decisivo nel raggiungere gli operatori importanti, è assolutamente necessario migliorare la formazione ai livelli meno elevati. Individui, famiglie o comunità mancano ancora della piena consapevolezza dello stato attuale delle problematiche ambientali, pensando che questo sia un problema da affrontare in futuro. Gli impatti ambientali devono essere pertanto fatti conoscere più ampiamente in termini semplici al più vasto pubblico possibile.
Gli individui debbono essere resi consapevoli che il degrado ambientale é una responsabilità condivisa che noi tutti ci dovremmo assumere.

Migrazioni forzate

L’accesso al territorio europeo di migranti forzati e rifugiati è una questione cruciale. Se l’Europa unita vuole veramente impegnarsi a porre fine alla tragedia nel Mediterraneo, é necessario dotarsi di regole chiare per le operazioni di ricerca e salvataggio in mare, per assicurare che i migranti non siano respinti quando vengono individuati, stabilendo con chiarezza chi sia responsabile del soccorso di natanti in difficoltà. Inoltre, le persone bisognose di protezione devono essere identificate, ricevere protezione adeguata ed essere in grado di chiedere protezione internazionale una volta che hanno raggiunto un porto sicuro.
Chiediamo che trasparenza e rispetto per i Diritti Umani Fondamentali vengano garantiti ai massimi livelli in tutte le attività di Frontex. Accogliamo positivamente la creazione del Forum Consultivo per le organizzazioni Europee e Internazionali che si occupano dei Diritti Umani Fondamentali e chiediamo che questo ente riceva i mezzi necessari per monitorare la situazione transfrontaliera Europea.
Le istituzioni europee nel 2013 hanno approvato un nuovo regolamento di Dublino, che determina quale Paese sia responsabile a esaminare ogni richiesta di asilo presentata nel territorio dell’Unione.
Tale regolamento contiene miglioramenti significativi, ma il cuore del provvedimento, ovvero che i richiedenti asilo politico debbano fermarsi nel primo Paese d’ingresso nell’Unione, rimane immutato. È proprio questo l’aspetto peggiore del Regolamento, che costringe i rifugiati a vivere in
Paesi dove non vogliono stare. Pensiamo che la norma debba essere rivista in modo tale che il Paese responsabile per l’esame della domanda d’asilo sia quello in cui la persona inoltri per la prima volta deliberatamente la domanda d’asilo. Se i richiedenti asilo potessero scegliere il Paese in base a legami famigliari, ad affinità culturali e storiche, si integrerebbero nel Paese ospitante molto più facilmente. I costi di tutte le procedure amministrative e dei trasferimenti previsti dall’Accordo di Dublino si potrebbero così evitare. La Direttiva sui Rimpatri è una pietra angolare nell’attuale legislazione europea. Le politiche sul rimpatrio sono elemento centrale per tutti gli accordi di reammissione firmati dall’Unione Europea con paesi terzi e prevedono generalmente compensazioni in termini di aiuti allo sviluppo o facilitazioni per la mobilità verso l’Unione in cambio appunto della re-ammissione sul territorio di cittadini non regolarmente residenti nei Paesi europei. Lo strumento della detenzione amministrativa precedente al rimpatrio è risultato essere ampiamente inefficace. Fatti salvi i trasferimenti intra-EU determinati dal regolamento di Dublino, il ritorno nei Paesi d’origine è impossibile per gran parte delle persone detenute. Pertanto incoraggiamo i legislatori europei a includere nella direttiva la previsione di alternative alla detenzione, che sono altamente praticabili, e a chiudere tutti i centri di detenzione per richiedenti asilo nel territorio dell’Unione Europea.

Parlando della tragedia umana che ha sconvolto la Siria, insistiamo affinché i legislatori Europei  attuino un programma condiviso di Reinsediamento per tutti i rifugiati e sfollati interni con bisogni particolari e che venga facilitato il ricongiungimento familiare dei rifugiati, compresi fratelli e sorelle adulti.
In tutta Europa ci sono migliaia di migranti privati dei loro diritti fondamentali e ai quali vengono negati i bisogni più elementari come l’istruzione, l’assistenza sociale, la casa, la salute e il lavoro. A causa di scelte politiche e leggi vengono abbandonati a se stessi. La loro esclusione dalla società porta con sé nuovi, invisibili confini che dividono comunità locali, regioni e Paesi. È innegabile che ci siano un gran numero di persone senza un riconoscimento legale o con forme deboli di riconoscimento legale che non possono essere rimpatriate, per mancanza di documenti di viaggio o per ragioni umanitarie, anche a detta del Paese membro nel quale vivono. I Paesi della UE devono offrire un ambiente che protegga e sostenga la dignità e i diritti fondamentali della persona, indipendentemente dal suo stato legale. Questo implica dare ai migranti opportunità e sostegno per uscire dall’abbandono e dalla povertà.

Nel 2000 l’Unione Europea ha forgiato il motto “unità nella diversità”. Noi membri della CVX crediamo in questo e lo mettiamo in pratica nella nostra Comunità mondiale. Il senso di questo motto per l’Europa è che “Gli Europei si sono uniti per dare vita all’Europa , per lavorare per la pace e la prosperità sentendosi al contempo arricchiti dalla diversità di cultura, tradizioni e lingue dei diversi Paesi.”

Credendo fermamente in questo, vi sproniamo a lavorare per favorire incontri e tutte le occasioni possibili nelle quali persone di tutta Europa e oltre si incontrino, si ascoltino, scambino esperienze e si sforzino veramente per capire il punto di vista dell’altro.

*La CVX è un’Associazione laicale di ispirazione ignaziana, legata ai gesuiti. E’ una comunità mondiale, presente in cinque continenti e in piú di 60 Paesi, il cui impegno come laici Cristiani si esprime nei diversi ambiti della vita, in professioni e condizioni sociali diverse. La CVX Europa comprende 12.000 membri in 18 paesi dell’UE.

cvx italia

 

Stasera ci sarà il dibattito tra i candidati alla presidenza della Commissione europea trasmesso in diretta anche dal circolo Copernico. Avremo modo di sentire che idea di Europa hanno i candidati, e di poter così esprimere un voto maggiormente consapevole. In Sardegna Renato Soru si sta  impegnando su questi temi, ma credo che sia utile che la riflessione coinvolga tutti i candidati e, soprattutto, tutti gli elettori.

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