Pari opportunità e diversità di genere nelle scuole di Cagliari


La delibera n. 11214/2013 che sta portando scandalo e scompiglio nel centrodestra cagliaritano è quella sulla manifestazione d’interesse per l’abbattimento degli stereotipi di genere ed educazione alle differenze nelle scuole primarie cittadine.

Come successo due estati fa la destra cagliaritana utilizza in modo distorto alcune politiche comunali demonizzando la diversità e facendo leva su slogan falsi ma che colpiscono l’opinione pubblica.

In quell’occasione si trattava delle politiche per l’inclusione dei rom che stavano lasciando il campo-lager di Mulinu Becciu (le famose “ville con piscina agli zingari” regalate dal Comune di Cagliari), oggi si dice invece che il comune “pagherà degli ‘esperti’ per andare nelle nostre scuole elementari a spiegare ai bambini che se sono maschietti ma vogliono diventare femminucce non c’è nessun problema”. Nonostante la “smentita” di Edoardo Tocco, purtroppo questo è quello che sta girando in rete.

Si tratta, ieri come oggi, di bugie, frutto non so se più della malafede o dell’ignoranza, che purtroppo però alimentano un clima di intolleranza che i cittadini cagliaritani non si meritano.

La Commissione Pari Opportunità ha infatti destinato dei fondi (8.500 euro) per promuovere i principi di parità, non discriminazione e pari opportunità e per programmare ed attuare azioni positive che sviluppino percorsi culturali e istituzionali per l’abbattimento degli stereotipi di genere, valorizzare le differenze nei loro significati positivo e la corretta interpretazione dell’uguaglianza tra i sessi.

Per fare questo individua nelle scuole il luogo in cui la cultura della valorizzazione delle diversità possa essere più efficacemente trasmessa, perchè da un cambiamento culturale passa lo sradicamento della violenza che si esplicita in età adulta.

Pensate che avevo appena fatto i complimenti alla neo presidente della Commissione Elisabetta Dettori, in carica da pochi mesi, per la bella iniziativa che dimostra come la politica a volte sappia interpretare i cambiamenti della nostra società!

ISO

Proprio lo scorso dicembre dicembre infatti è stato pubblicato dall’Istat e dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri il nuovo report statistico “Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere” che mette a fuoco la situazione delle donne in Italia a confronto con i ruoli e le responsabilità nel mondo del lavoro, della famiglia e della scuola.

Sulla base di 45mila interviste risulta che per la maggioranza dei cittadini (57,7%) la situazione degli uomini nel nostro Paese è migliore di quella delle donne. Per quattro cittadini su dieci (43,7%) la donna è vittima di discriminazioni, è cioè trattata meno bene degli uomini in particolare nel mondo del lavoro, ambito in cui, per la maggior parte degli intervistati, la donna è svantaggiata rispetto agli uomini nel trovare lavoro adeguato al titolo di studio, nel fare carriera e nella stabilità lavorativa. Ancora oggi sono più del doppio le donne che, rispetto agli uomini (44% contro il 19,9%), sono costrette a fare rinunce lavorative a causa di impegni e responsabilità familiari o semplicemente perché i propri familiari così volevano. Appaiono fortunatamente superati alcuni stereotipi sui tradizionali ruoli di genere: il 77,5% della popolazione non è d’accordo nel ritenere che l’uomo debba prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia e circa la metà degli intervistati non è d’accordo con l’affermazione che sia l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia. Però da una analisi dei dati territoriali è evidente un forte ritardo nell’abbattimento di questi stereotipi in particolare nel sud e nelle isole.

Per questo i miei vivi complimenti alla Commissione Pari Opportuntà del Comune di Cagliari per la decisione di affrontare questo tema fin dalle scuole elementari con un bando che coinvolge esperti (senza virgolette) e pedagogisti con i seguenti chiari obiettivi in cui vi chiedo se leggete qualcosa di scandaloso:

– contrastare gli stereotipi di genere che producono segregazione e limitano la piena espressione e realizzazione della persona;

– far riflettere i bambini sulla propria identità di genere e sulle proprie aspirazioni e desideri;

– far emergere come ogni bambino ha percezione di sè in base alla propria identità di genere;

– sensibilizzare per far riconoscere e comprendere i concetti di diversità, pregiudizio e stereotipo nella vita quotidiana e nella cultura diffusa;

– far riflettere sulle discriminazioni e sulla positività della “differenza”;

– promuovere e diffondere la cultura di parità tra insegnanti, famiglie e operatori scolastici coinvolti nel progetto, per attuare un percorso condiviso di decostruzione di logiche discriminanti e di promozione dell’integrazione delle differenze, combattendo le cause fondamentali della discriminazione di genere, degli atti violenti, misogeni ed omofobi.

Le dichiarazioni degli esponenti del centrodestra cagliaritano riportate da qualche testata online mi hanno subito riportato alla mente le prime pagine dell’Unione Sarda dell’estate 2012. Ieri si stigmatizzava chi proveniva da paesi stranieri e aveva usanze e culture diverse, oggi si stigmatizza chi ha un orientamento sessuale differente. Per fortuna la prima pagina stavolta non l’hanno avuta.

Tarrori, il bambino mi diventa gay (o caghineri, fate voi): tutta colpa del Comune di Cagliari!

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