Cronaca di un’Assemblea Nazionale


La prima Assemblea Nazionale a cui partecipo da delegato è una valanga di incontri e sensazioni che poi è difficile mettere in ordine. Per tanti è stata un’esperienza nuova, si vedeva dalle facce, dal clima respirato, dagli interventi ascoltati. Per tutti è stato un momento di grande curiosità perchè l’apparato del PD così come è stato conosciuto finora subirà profondi cambiamenti.

Arrivo puntuale alla Fiera che ospiterà l’EXPO2015; registrazione; saluti e incontri con le persone con cui mi sono confrontato spesso in questi anni di attività politica – solitamente sul web. Anche questa continuità tra virtuale a reale fa parte del mondo di oggi, anche in politica.

La delegazione sarda di neoeletti nelle liste a sostegno di Pippo Civati copre tutta la Sardegna: io e Anna Crisponi da Cagliari, Sergio Lorrai dall’Ogliastra, Francesco Federico da Oristano e Maria Francesca Fantato da Sassari.

Saluti di rito istituzionali. Mi hanno colpito il giovane Pietro Bussolati, segretario metropolitano di Milano che ricorda la sfida che aspetta l’Italia con l’EXPO da non lasciare in mano agli affaristi, e il segretario uscente Guglielmo Epifani che riprende le parole pronunciate da Barack Obama in occasione della sua rielezione a presidente degli Stati Uniti per fare gli auguri alla nuova generazione che si affaccia a guidare il Partito Democratico.

“Il nostro viaggio non sarà concluso finchè le nostre madri, le nostre mogli, le nostre figlie non avranno uguale retribuzione a parità di lavoro. Finchè i nostri fratelli e sorelle omosessuali non saranno trattai per legge come tutti gli altri, perchè se siamo stati creati uguali anche l’amore che ci promettiamo l’un l’altro deve essere uguale. Il nostro viaggio non sarà concluso finchè non troveremo un modo diverso per accogliere gli immigrati. Finchè i nostri studenti, i nostri ingegneri più brillanti non entreranno a far parte della nostra forza lavoro e non saranno costretti a dover andar via. Finchè i nostri figli non sapranno che c’è chi si prende cura di loro e della loro sicurezza. Questo è il compito della nostra generazione”

Un bell’incoraggiamento da chi ha avuto l’onere di traghettare il partito in una delle fasi più buie della sua storia.

Il ricordo di Nelson Mandela, l’inno nazionale e i Negrita che accompagnano la proclamazione ufficiale di Matteo Renzi come segretario nazionale del Partito Democratico.

Essere ribelli è rifiutare la cultura della superficialità, studiare, approfondire le questioni; è avere il coraggio di parlare quando converrebbe tacere. Con queste parole inizia il lungo discorso del segretario, parole che convincono la nostra delegazione a intervenire durante il dibattito per condividere con l’Assemblea la grande preoccupazione che abbiamo per le elezioni regionali sarde di febbraio.

Matteo Renzi all'Assemblea Nazionale 15 dicembre
Assemblea Nazionale PD – Milano, 15 dicembre 2013

Renzi parla di un partito di ribelli che però punta alla pacificazione, una pacificazione tra i politici e l’Italia, oggi sempre più distanti. Parla di un partito di ribelli che non puntano a stare in un museo in cui ci si riposa cullati dalla sicurezza della nostra storia, ma di un partito che trova casa sui confini della frontiera perchè difendere la nostra storia non è in contraddizione con la volontà di volerla cambiare la storia.

Richiama alle prossime elezioni europee che saranno il termometro del gradimento del PD e del governo, ormai non più governo di larghe intese ma un governo di coalizione imperniato sul PD.

Renzi parla molto di cultura per affrontare la crisi che stiamo vivendo, ma una cultura che non è da salvare ma da produrre, che diventi il fattore di rilancio della nostra economia in Europa.

Lancia tre iniziative per i primi mesi in vista delle elezioni di primavera:

  • Trieste, nei caffè letterari mitteleuropei, per parlare del modello di sviluppo da proporre all’Europa,
  • Palermo per parlare dei temi del Mediterraneo,
  • nei circoli per capire quali sono i settori per ricostruire l’Italia e trasformarla, in 15 anni a guida economica e valoriale d’Europa.

E chiude con le sfide per il governo Letta, sui temi del lavoro, con l’impegno a presentare entro un mese un progetto per semplificare il mondo del lavoro attraverso un sussidio universale di disoccupazione e strumenti per fare in modo che anche i giovani possano creare posti di lavoro. Sui temi dei diritti con l‘impegno alla modifica della legge Bossi Fini e l’introduzione dello ius soli, l’impegno a istituire le civil partnership per regolamentare le unioni civili e azioni a sostegno delle famiglie.

Un impegno per la scuola, coinvolgendo gli oltre 5mila assessori alla pubblica istruzione del Partito Democratico per valorizzare il ruolo degli insegnanti e rendere la scuola il primo luogo di creazione di uguaglianza, partendo dalla necessità di rendere per tutti uguali i punti di partenza.

una campagna casa per casa, piazza per piazza per coinvolgere i giovani, perchè la politica ha bisogno di loro in un mondo che è in trasformazione: i giovani oggi hanno una quantità di informazioni superiore a quella che cinquant’anni fa avevano i leader politici del mondo intero.

E presenta la #sorpresina per Beppe Grillo sfidandolo (a mo’ di film western) con lo slogan #grillofirmaqua per misurare se davvero il Movimento 5 stelle può essere parte del cambiamento che lui stesso aveva promesso con la trasformazione del senato in camera delle autonomie e la norma per equiparare gli stipendi dei consiglieri regionali a quelli del sindaco del comune capoluogo. Un modo scenografico per rispondere alla sguaiatezza di Beppe Grillo.. sicuramente più efficace delle timidezze e delle precedenti segreterie che non avevano mai considerato il Movimento 5 stelle un interlocutore politico.

Una bella agenda fitta di impegni di cui il segretario ha elencato i titoli, e di cui sarà interessante iniziare a leggere lo svolgimento. Sicuramente punta in alto il nuovo segretario e da subito fa pesare il risultato chiarissimo avuto nei seggi. Sta a noi democratici aiutarlo a raggiungere i risultati e pungolarlo laddove non si trasformino in azione.

Gianni Cuperlo accetta la presidenza dell’assemblea, affiancato da Sandra Zampa (proposta da Civati) e da Matteo Ricci. Come ultimo compito importante di questa prima Assemblea viene eletta la Direzione Nazionale del Partito, in cui fa piacere vedere entrare tante energie fresche che hanno voglia di far funzionare davvero questo partito (in bocca al lupo in particolare ai copernicani Thomas Castangia, Annapaola Cova, Ilda Curti e Ivan Scalfarotto).

Infine una riflessione che parte da alcune polemiche lette sui social per la presunta astensione dei “civatiani” sul voto a Cuperlo presidente dell’Assemblea.

Premesso che – per dovere di cronaca – io e gli altri delegati sardi abbiamo votato a favore, non mi risulta proprio una indicazione del genere del gruppo dei delegati eletti con Civati. Anzi. Insieme si è deciso di sostenere l’ufficio di presidenza in cui proporre la vice presidenza per Sandra Zampa, la portavoce di Romano Prodi come segnale forte per i vigliacchi 101. Credo che questa discussione però offrano l’occasione per dimostrare come sia stimolante quell’area culturale che si è riconosciuta nella candidatura di Pippo Civati, quell’area che ancora si riconosce in un comune sentire, come ha ben esplicitato Walter Tocci. Quell’area che non è una corrente perchè ammette l’eccezione e che è stimolo e custode del senso di libertà da coltivare all’interno del grande Partito Democratico di tre milioni di elettori che ha sconfitto la vecchia sommatoria di DS e Margherita. Quell’area che non si chiude a riccio come riserva identitaria, ma che presidia la frontiera del partito e che, per riprendere una bella metafora di padre Sorge SJ, tra essere il sale che da sapore alle cose e la saliera che lo contiene sceglie senza dubbio il primo.

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