“C’è da ricostruire un partito. Rimbocchiamoci le maniche”: il contributo al Pd di un giovane tesserato


Questo fine settimana a Cagliari ci saranno i congressi nei circoli territoriali per far votare agli iscritti il prossimo segretario del PD. Io voterò Pippo Civati, convintamente. Perchè l’unico che con il suo percorso, la sua coerenza riesce a farmi capire che un Partito Democratico diverso è possibile. Come credevo nel momento in cui ho fatto la mia prima tessera.

“C’è da ricostruire un partito. Rimbocchiamoci le maniche”: il contributo al Pd di un giovane tesserato. Deluso ma non rassegnato
Pubblicato su Amentelibera il 21 settembre 2010

Amentelibera

Le feste sono sempre momenti importanti nella vita di un’associazione. Sono il momento in cui ci si apre all’esterno e si chiama a raccolta amici e simpatizzanti. Mostrano a chi fa parte della tua famiglia allargata ciò che stai facendo, ciò che sei. Almeno ciò che vuoi apparire.

La Festa Democratica appena conclusa a Cagliari (era uno degli appuntamenti nazionali) mi ha aiutato a intravvedere la complessità che caratterizza un partito, a meno di un anno dal mio primo tesseramento a una organizzazione politica.

Ho sempre pensato che tra i partiti presenti in Italia quello democratico fosse il più vicino alla mia idea di politica, con la nascita di circoli in cui riportare tra la gente le discussioni sui problemi della società e una visione seria e responsabile dell’amministrazione. Anche nei dibattiti pubblici il mio appoggio andava spesso a quei personaggi preparati e moderati che non sfiguravano nei salotti televisivi. Poi è arrivata la politica, quella vera, di un’amministrazione regionale illuminata che ha dimostrato con i fatti che nel Pd ci sono dirigenti validi e competenti che, nonostante le difficoltà interne, hanno continuato a credere nel progetto del partito.

Nel mio primo anno di tesseramento, questo, ho assistito a una politica nazionale e regionale che ha toccato un livello infimo e inimmaginabile fino a poco tempo fa. E in questa palude il Pd non riesce ad emergere e a proporre una chiara e netta alternativa. Forse abbiamo dirigenti poco abili nel comunicare il gran lavoro che stanno facendo, ma a me il loro messaggio propositivo di contrapposizione al berlusconismo e alla destra non è ancora arrivato chiaro e netto.

A Cagliari, dopo tanti anni, si organizza la Festa Democratica nazionale. Finalmente. Per me è l’occasione per poter riscattare un partito che sento un po’ lontano. Nei prossimi mesi, poi, ci saranno le elezioni comunali dopo una legislatura in cui la destra si è dimostrata assolutamente inconsistente e incompetente. L’appuntamento cittadino è un’occasione imperdibile per iniziare a lanciare la corsa per sconfiggere una coalizione che è collusa fino al collo con quei potentati economici che paralizzano Cagliari da decenni e che hanno immobilizzato la Sardegna nell’ultimo anno e mezzo. È un’occasione per risvegliare in tanti elettori e simpatizzanti la coscienza critica, la necessità di discutere sui temi concreti, la voglia di riappropriarsi attivamente dello spazio della politica che ultimamente è lasciato nelle mani di pochi oligarchi custodi della verità e della saggezza.

Ma devo ammettere che, nonostante l’impegno di tanti volontari, l’impostazione data alla Festa sembra lontana da questi obiettivi. È stata però per me un’opportunità per aprire gli occhi su quale sia lo stato di salute del partito a Cagliari e in Sardegna, e su cosa poter fare per il Partito democratico. E come me, tanti.

Se la percezione della realtà è tanto diversa tra i dirigenti e un gran numero di militanti, forse il partito è molto più complesso e vivo al suo interno di quel che appare in superficie.

Se nel dibattito dal titolo “Cagliari 2011– La sfida del centrosinistra per il governo della città”, con tutti i partiti di sinistra, il nome di Fantola viene ripetuto più di 10 volte (e non come avversario da battere), forse il Pd dovrebbe essere più chiaro sulle sue intenzioni.

Se è necessario che alcuni relatori impieghino il proprio intervento per sottolineare che il candidato sindaco del centro sinistra non dovrebbe essere un rappresentante del centro destra, forse la sinistra cagliaritana ha qualche problema.

Se, nello stesso incontro, si arriva a parlare delle idee per la città solo al terzo giro di domande, dopo aver passato un’ora a parlare di primarie e possibili coalizioni, forse è proprio l’impostazione data dai dirigenti del partito da capovolgere completamente.

Se parlando delle elezioni comunali di Cagliari ancora c’è il dubbio sull’opportunità di scegliere il candidato sindaco attraverso le primarie oppure no, beh, credo che sia arrivato il momento per tutti noi che crediamo in un Partito Democratico diverso da quello che abbiamo davanti di tesserarci e pian piano lavorare per rivoluzionarlo dall’interno, per tornare nelle strade, nelle piazze e tra la gente che ha bisogno di un’alternativa credibile.

Matteo Lecis Cocco Ortu

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