Cose di Cagliari o del deserto (che fiorisce). Tu come la vedi?


Mi ha fatto sorridere (e un po’ riflettere e intristire) leggere della manifestazione di protesta dei giovani del PdL con alcuni consiglieri comunali e regionali davanti al Lido che puntava a “sensibilizzare” i cagliaritani sulle mancanze e sui disastri che sta compiendo la nostra amministrazione.

Mi ha fatto sorridere pensare che l’opposizione abbia scelto di scendere in piazza con un banchetto nonostante il megafono dell’Unione Sarda che da 2 anni a questa parte mette sotto una lente di ingrandimento distorcente tutti i problemi della città che Cagliari sembrano nati con le elezioni della primavere 2011 (ne approfitto qua per far gli auguri a Anthony Muroni, nuovo direttore del famoso quotidiano “indipendente”).

Mi ha fatto riflettere sulla necessità comunque che i partiti tornino nelle piazze fisiche per parlare con i cittadini, ascoltarli e spiegare cosa stanno facendo per il bene comune, perchè la distanza tra politici e cittadini sembra sempre più ampia così come la fiducia nei confronti di un’intera classe politica. A Milano questo weekend i consiglieri comunali, circoscrizionali e i circoli democratici sono aperti e sono nelle piazze per spiegare le politiche portate avanti dalla giunta Pisapia, che dai giornali e dalle conferenze stampa possono non essere comprese. Un bell’esempio cui dovremmo guardare anche da noi.

“Oggi in tutta Milano spieghiamo alla gente le cose fatte e le difficoltà. Il bilancio 2013 sarà durissimo se il governo non garantirà risorse alla città dell’Expo.” Emanuele Lazzarini

Mi ha un po’ intristito (politicamente parlando) perchè il messaggio lanciato dai giovani PdL è ” Cagliari è ormai un deserto…” simboleggiato da un dromedario e lo slogan “FERMIAMO LA DESERTIFICAZIONE!!”.

Intristisce perchè credo che un messaggio politico del genere sia a dir poco surreale contando che i principali punti di accusa (Poetto, Stadio e Anfiteatro romano) sono le tre eredità più pesanti che il centrodestra ha lasciato in dote alla nuova amministrazione con l’assenza di una pianificazione sul litorale, una convenzione non rispettata da anni e un monumento che si stava sbriciolando sotto la legnaia che lo opprimeva. Ed è surreale per chi ieri ha vissuto Cagliari: il festival Leggendo Metropolitano che anima con dibattiti di altissimo livello il centro storico (solo ieri Leonardo Becchetti, Francesco Boero, Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Marco Rossi Doria e tantissimi altri!); i giovani universitari che hanno organizzato il LOUD GARDEN – Sardinian Open Air, un concerto riuscitissimo a Monte Claro portando gratuitamente migliaia di giovani in chiusura dell’anno accademico e delle universiadi di Olimpika mettendo insieme tantissime associazioni universitarie per un momento di festa aperto a tutti che ha “racchiuso il Melting’Pot della nostra città”; il festoso corteo organizzato con la comunità Rom per le vie della città per dire no al razzismo e riaffermare i diritti di tutti e per tutti, in particolare per le minoranze. Una Cagliari in cui alcuni ragazzi neolaureati propongono una guida turistica della propria città (Cagliari Unofficial Guide) per raccontarla in modo non convenzionale e affascinante per turisti e cittadini e altri creano un’applicazione per smartphone (CagliariAPP) in cui è possibile trovare tutto ciò che riguarda il tempo libero, gli appuntamenti di intrattenimento e la ristorazione di Cagliari e dintorni.

Non sto dicendo che va tutto bene, ma non so davvero come poter definire “deserto” una città viva, più aperta e accogliente, e dove si moltiplicano le iniziative auto-organizzate che ne moltiplicano l’attrattività e la vitalità!

E poi dicono che sono tutti uguali

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12 thoughts on “Cose di Cagliari o del deserto (che fiorisce). Tu come la vedi?

  1. Concordo con l’inutilità della sterile polemica portata avanti con la manifestazione del PdL, e non metto in dubbio la buona volontà e l’impegno dell’amministrazione, tuttavia sarebbe opportuna un po’ di autocritica in ossequio ai fatti concreti, senza bearsi delle iniziative dei privati cittadini, il cui merito non è di altri se non degli stessi.
    Io non penso che fare degli spettacoli all’anfiteatro sia una cosa tanto deplorevole, è questa la funzione che ha un anfiteatro, anche se antico. Tanto più se si considera che in località ben più prestigiose (penso all’arena di Verona o al Colosseo) nessuno si scandalizza se un’opera romana è destinata all’intrattenimento e allo spettacolo.
    Se però l’intenzione è preservare l’anfiteatro, e lo posso capire, sarebbe il caso di eliminare definitivamente quelle impalcature e aprire il monumento alle visite, perché è mortificante vedere i turisti arrampicarsi sulla ringhiera per fotografare dei tubi innocenti coperti di legno marcio.
    Delle due l’una, perché così è solo un immondezzaio a cielo aperto di cui non si avvantaggia nessuno.
    Vorrei fare un appunto anche sulla gestione della vicenda del Teatro Lirico, a dir poco incomprensibile (se non si voglia cadere nella malizia) e deludente, esattamente come rispecchiato dal programma annuale della lirica e ancor prima da quello dei concerti di musica classica di questo inverno (mi sono pentita di aver fatto l’abbonamento e aver donato il 5 per mille all’Ente lirico!).
    Quanto alla questione del Poetto capisco le difficoltà burocratiche e giuridiche, per cui mi auguro che con tanto impegno si riesca a concludere qualcosa, almeno per l’estate prossima, visto che questa ormai sembra compromessa.
    La faccenda dello Stadio Sant’Elia non mi è chiara, ma spero che anche lì non si assisterà all’ennesima struttura-immondezzaio destinata alla decadenza. L’Amministrazione non deve fare considerazioni di orgoglio o “di principio”, anche quando si ha a che fare con un imprenditore arrogante, quello che conta è il bene della comunità, e uno stadio fatiscente a Sant’Elia è l’ultima cosa di cui si sente il bisogno.
    Spero che il mio intervento non sia considerato polemico o ostile perché non è questo l’intento, è solo l’opinione spassionata di una cittadina onesta che ama la sua città.

  2. provo a ragionare …
    chi amministra..a qualsiai livello della democrazia.. avrà sempre la difficoltà di far comprendere ai suoi anministrati quanto impegno e serietà mette per svolgere bene il proprio mandato…e non basterà un mandato per dimostrare la sua efficienza …
    chi è amministrato non sarà mai contento di chi lo amministra perchè concentrato nel proprio individualismo da amministrato mentre l’amministratore pensa al bene comune…
    chi appoggia con ruoli di maggioranza dovrebbe sempre ragionare come cassa di risonanza della buona amministrazione che appoggia e chi sta all’opposizione dovrebbe far risaltare le incongruenze della prima …e stmolarla a profurre di più e bene…
    solo che spesso questi ruoli democratci sono confusi con le proprie verità e le proprie visioni … è il gioco della democrazia …se tutto viene rispettato nei ruoli…sarà cosi? …ognuno ne dovrebbe avere d’avanzo ler riflettere per sè e rispondere dopo cinque anni del proprio mandato…oggi viviamo però una certa schizofrenia democratica …che dici Matteo…? saluti Pino

  3. Purtroppo, Matteo, sono d’ accordo con il commento di Efisio Erriu. Per adesso la popolazione ( e mi ci metto anche io che abito vicino all’anfiteatro e dove ho visto opere liriche e spettacoli bellissimi) non ha visto niente di tangibile. Idem per il Poetto….c’era tutto l’inverno per far qualcosa e adesso a giugno non puoi comprarti una bottiglietta d’ acqua. Per non parlare del sindaco che in quanto ad empatia con i cittadini….beh, altro che autismo! E poi questo continuo bla bla sulle precedenti amministrazioni…. Non serve a niente, benche’ vero. La gente deve toccare con mano, anche poco ma di impatto sociale.

  4. Matte penso che come detto al Lab tempo addietro, quello che si fa lo si debba dire e comunicare in modo semplice alla popolazione. Il problema del “si stava meglio quando si stava peggio”, in politica c’è sempre stato. Un appunto: una città turistica deve avere degli eventi organizzati, dal basso, dalle associazioni, ma questi possono essere, a parer mio, solo un “co-entertainment” dei servizi offerti dai locali e da chi con lo svago ci paga anche qualche dipendente in più. In moltissime città europee il consumo di alcoolici è permesso solo all’interno dei locali, sia per una questione di decoro ed ordine pubblico, ma anche di tutela. Soru alla direzione nazionale del PD ha detto una cosa bellissima: che è il non lasciare le imprese alla mercè di una rappresentanza tonta e demagogica come quella del PdL, ma di difenderle, perché nella difesa del lavoro si privilegia troppo spesso chi il lavoro lo riceve/lo ottiene/lo perde e non chi il lavoro lo fa. E sul Poetto incide anche questo fattore.

    1. Il PD ha senso solo se torna ad essere quel partito che mette insieme e rappresenta gli interessi di chi il lavoro lo crea e di chi lo riceve/ottiene/perde perchè, in particolare in un periodo di crisi come quello che viviamo oggi, ci salviamo solo tutti insieme. Anche sul Poetto la risposta non può venire unidirezionalmente dall’amministrazione ma insieme agli imprenditori che operano sul territorio. Ed è quello che si era iniziato a fare prima che l’istituzione Regione (e qualche altro politico) convincesse i concessionari delle attività produttive a non fidarsi della strada proposta e intrapresa con il Comune ma di cercarne altre alternative. Con i risultati che vediamo oggi sul litorale.

  5. Si Matteo, hai perfettamente ragione e aiuti a pensare.
    Certe volte lo sconforto, spesso falsato dalla informazione monodirezionale, non ci consente l’utilizzo della giusta ottica.
    Dobbiamo stare attenti a non diventare strumento, megafono del falso.
    Altro che deserto, Questi ultimi giorni sono stati più che mai fecondi…
    Tuttavia consentimi di concludere con una congiunzione :
    ” ………..però !!!!……..”

  6. Sarebbe bello se i nostri politici a tutti i livelli e appartenenti a tutte le parti politiche smettessero di utilizzare l’argomento della “eredita’ politica” come “chiesa salvatutti” dei problemi per i quali (in diversi anni e non senza occasioni) non si riesce a dare risposta. Anche perche’ seno’ i cittadini pur di non sentire piu’ questi alibi, rinunceranno a ricercare il cambiamento tramite l’utilizzo del proprio voto…

    1. Michele forse non sono stato bravo a esprimere il concetto che ci tenevo a sottolineare con questo articolo che non è quello di voler fare lo scarica barile sulle precedenti amministrazioni. L’articolo per prima cosa mirava a confutare la tesi politica del PDL che dice: Cagliari si sta desertificando contrapponendo la vivacità culturale e di vita che vedo oggi a Cagliari e che a parer mio è stimolata positivamente anche dal clima creato dalla nuova amministrazione. A fronte di una manifestazione in un Poetto che tanti cittadini nonostante i disagi continuano a frequentare (si vede anche dal servizio di Videolina http://www.videolina.it/video/servizi/46083/la-spiaggia-dei-100-mila-un-deserto-al-poetto-nuova-protesta.html) la città non mi sembra affatto un deserto. Sui tre problemi citati stiamo lavorando, con lentezza è vero, ma nel rispetto delle regole per trovare una soluzione definitiva (un Poetto pedonale e con attività aperte 12 mesi all’anno che si prendano cura della spiaggia, un’anfiteatro liberato dalla legnaia che lo stava sbriciolando e ne impediva la fruizione in cui si possano tenere eventi di dimensioni più rispettose della fragilità del monumento, uno stadio utilizzato non solo 20 giorni all’anno).
      Concordo che non sia corretto utilizzare l'”eredità politica” come alibi, però credo anche che sia sbagliato non considerarne il peso e l’importanza (che non è di poco conto nei casi citati).

      1. Matteo, niente scarica barili d’accordo, ma io terrei in considerazione il giusto peso e l’importanza della “struttura burocratica” (uso parole tue) che non è di poco conto nei casi citati, che non sempre si muove con la dovuta coerenza rispetto all’indirizzo politico, ed alle conseguenti aspettative dei cittadini.

  7. hai perfettamente ragione, ma è anche vero che se al termine dei cinque anni l’ottimo operato (per molti ma non per tutti gli aspetti) di questa giunta non avrà prodotto dei risultati tangibili e visibili sarà difficile trovare argomenti convincenti nei confronti di un popolo che ragiona col metro del ‘si stava meglio quando si stava peggio’.
    Affrontare i problemi per darne soluzione definitiva è un ottimo approccio (anzi dovrebbe essere l’approccio se non fosse che in Italia si ha a che fare con una categoria di politici molto opportunista ben collocata politicamente dalle parti del pdl) ma questa soluzione (purtroppo) al termine dei 5 anni della legislatura deve potersi vedere o intravedere altrimenti si rischia di mandare tutto all’aria e ci si ritrova (vedi regione sardegna) a fare tripli o quadripli salti all’indietro se poi il pallino del gioco lo prendono quelli che, buzurri, parlano di ‘deserto in città’.

    1. Concordo che al termine dei 5 anni di consiliatura è necessario che le risposte siano evidenti ed efficaci, e sia evidente il cambio di mentalità nel rapporto tra cittadino e istituzione che abbiamo proposto quando ci siamo candidati ad amministrare Cagliari. Per questo molti interventi sono programmati in modo da poter vedere i risultati entro il 2015. Il Poetto è uno di questi per cui da subito si è lavorato a costruire uno strumento di pianificazione e a mettere mano all’appalto da 13 milioni di euro per il lungomare (che stavamo perdendo a causa di un progetto insufficiente e “in scadenza” che era nei cassetti del comune) in modo da poter consegnare ai cittadini una città con un lungomare pedonale e degno di questo nome, in cui le attività produttive saranno aperte 12 mesi all’anno. Purtroppo siamo carenti troppo dal punto di vista della comunicazione, e, come dicevi tu, sembra che l’esperienza Soru non ci sia bastata.

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