Il PD siamo noi, una lettera per il nostro Partito Democratico


Dopo l’unanime voto assembleare per candidare Prodi alla Presidenza della Repubblica e successivo e inqualificabile “impallinamento” nel segreto dell’urna, siamo di fronte ad un partito di troppi maramaldi (101!), che grazie al nostro voto alle primarie e alle elezioni politiche di febbraio ci rappresentano in Parlamento.

Ci vergognamo di loro e, amareggiati e offesi dal loro comportamento irresponsabile, esigiamo di conoscere uno per uno i loro nomi.

Questi omuncoli pusillanimi che hanno “sfregiato” proditoriamente non solo il Segretario ma l’intero Partito, debbono però rispondere ai loro elettori e ai militanti dei loro territori.

Abbiano un sussulto di dignità e confessino!

È un fatto politico pregiudiziale e dirimente che deve arginare ed impedire ogni altra futura infamante deriva del Partito Democratico.

Fino a quando questi (mezzi) uomini mascherati non usciranno allo scoperto non dovrà esserci in alcuna sede ufficiale alcun appoggio ad un governo presieduto da un dirigente del Partito Democratico.

Sei d’accordo? 

Il più giovane e il più anziano tra i consiglieri PD al Comune di Cagliari, Matteo Lecis Cocco Ortu (anni 30) e Tanino Marongiu (anni 71)

*Lettera inviata anche ai Parlamentari del Partito Democratico che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama

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2 thoughts on “Il PD siamo noi, una lettera per il nostro Partito Democratico

  1. Non sono tesserato al PD ma sono appassionato di politica e non posso disinteressarmi alla crisi che viviamo a livello nazionale e alla crisi del PD.
    Credo che un partito che parla di democrazia anche nel proprio nome non possa esistere se “i piani alti” non rispettano il volere di ciò che chiede la base. I primi segni di incompatibilità tra base e vertici di partito (ripeto sono esterno al partito e non so quali siano le esatte dinamiche che lo caratterizzano) si sono viste nelle primarie per il parlamento in cui certi nomi sono stati inseriti per quanto le richieste della base fossero altre.
    E’ stato inoltre infruttuosa la mancata convergenza con il M5S nella votazione del Presidente della Repubblica, fallita l’elezione di Marini e di Prodi, si doveva votare Rodotà perché il ritorno di Napolitano (per me) era evidente ed inevitabile in caso di mancata elezione di qualsiasi altro candidato.
    Il lavoro che deve fare il PD, la base non i vertici sia chiaro, è capire quali sono gli interessi che hanno fatto “saltare” l’elezione di Prodi e di Rodotà e nel caso siano interessi incompatibili con la carta dei valori del PD stesso agitarsi perché questi individui vengano cacciati. Perché per gli interessi di pochi rischia di rimetterci (e forse ci rimetterà) un intero Paese.

    Per quanto non abbia votato PD alle elezioni riponevo, visto l’esito delle elezioni stesse e conoscendo personalmente o virtualmente molti tesserati, molte speranze. Speranze che sono andate perse per me, immagino come si sente chi il PD lo vive, lavorando per migliorarlo.

    Quando si costruisce un palazzo devono esserci solide fondamenta, per questo auspico che la base del PD si rafforzi e si compatti in modo da ripulire il partito da chi il bene del partito non lo vuole e “salvi la faccia” di un partito per cui la faccia la mette, ogni giorno.

    Vi sono vicino.

  2. siamo d’accordo Matteo ma …forse non è ora di andare avanti davvero senza le vecchie “forme partito” invece che inseguirle per correggerle … mi sembra una profnsi infausta . barvo comunque matteo..saluti pinofrau

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