Il perchè del mio impegno politico


Tempo di lettura: 10 minuti

Articolo pubblicato su Cristiani nel Mondo – Rivista della CVX Comunità di Vita Cristiana, anno XXVII, novembre/dicembre 2012, n. 5

Ho terminato le scuole superiori proprio nei giorni in cui migliaia di persone si ritrovavano a Genova in occasione del G8 per dire ai grandi della terra che un altro mondo era possibile, che la direzione che stava prendendo il mondo non era obbligata e che la politica poteva prendere posizione rispetto a una globalizzazione figlia di interessi finanziari e poco sociali. La politica è stata sorda di quei milioni di cittadini del mondo che proponevano forme di partecipazione e di sviluppo che a distanza di dieci anni sono state riprese e spiegate da studiosi e premi nobel.

Cagliari era una città di provincia, in cui quel vento del cambiamento si sentiva di riflesso, lontano, attraverso i media e attraverso la rete. Una città in cui la crisi aveva iniziato a farsi sentire con forza già prima che nel resto d’Italia con una disoccupazione giovanile che oggi arriva a colpire un ragazzo su due. Una città come tante altre città del sud Italia, in cui un senso di sfiducia, impotenza e inadeguatezza hanno contribuito ad allontanare dall’impegno sociale e politico molti giovani pre-occupati dalla ricerca di un lavoro retribuito che dia un senso agli anni di studio e alla necessità di indipendenza. Non per egoismo o disinteresse ma per sfiducia nella politica molti dei giovani che dedicano parte dellla loro vita agli altri scelgono di impiegare il poco tempo a disposizione nelle associazioni culturali, sociali e di volontariato piuttosto che nelle sedi dei partiti. Anche perchè la politica, a tutti livelli, ha dato l’impressione di voler aumentare sempre più la distanza tra i luoghi in cui le decisioni vengono prese e le persone che tali decisioni si trovano a subire. Nel bene e nel male.

Viaggiare e vivere in altre città europee mi ha aperto lo sguardo e rinfrancato nella convinzione che l’idea comune sentita a Genova che “un mondo diverso è possibile” non è poi tanto peregrina, perchè in mezzo all’inferno che viviamo tutti i giorni, se ci si ferma a guardare con attenzione, esistono tante piccole luci che è nostro compito non far spegnere ma rinforzare con passione ed entusiasmo. E spesso guardare la realtà con un po’ di distacco ci può aiutare a scorgerle più chiaramente

Campagna elettorale per le comunali di Cagliari 2011 - ExMà 9 maggio 2011 - Foto di Dietrich Steinmetz
Campagna elettorale per le comunali di Cagliari 2011 – ExMà 9 maggio 2011 – Foto di Dietrich Steinmetz

Fino a che la mia attività si è limitata alle associazioni e alla Comunità di vita cristiana (Cvx), tante sono state le iniziative positive portate avanti ma le scelte politiche spesso andavano in un’altra direzione ed era in agguato il rischio di rivivere una stagione come quella dei social forum, in cui il meglio dell’eleborazione sociale non trovava uno scambio fecondo con l’azione politica. Così ho iniziato a frequentare i circoli del partito che tra quelli in campo più mi sembrava rappresentare la mia idea politica (senza la pretesa di trovare quello uguale in tutto e per tutto alle mie idee, che presumo non esista), consapevole di dover lavorare in prima persona per cambiare e rendere più umano il contesto in cui mi son trovato a operare.

La mia idea di politica è aperta, democratica e coinvolgente, in cui la partecipazione a tutti i livelli è criterio di azione fondante, e dentro un partito che formalmente rispecchiava la mia visione ma che nei fatti testimoniava altro ho cercato chi più di altri condividerva una visione simile alla mia, e ho cercato di frequentare spazi di confronto, dibattito e discussione. In un momento storico unico per Cagliari, dopo quattro consiliature consecutive della stessa parte politica che anche a livello nazionale mostrava tutte le sue criticità, mi sono trovato a poter sperimentare davvero la possibilità di un cambiamento.

Ancora ricordo i giorni in cui il segretario cittadino mi ha chiesto la disponibilità a candidarmi, avendomi sentito un giorno parlare in una assemblea di partito, una assemblea dove dopo tante titubanze avevo timidamente preso la parola per dire la mia opinione sulle primarie appena vinte da un giovane 36enne di un’altro partito e sulla reale possibilità di vincere le elezioni puntando su un vero rinnovamento non solo anagrafico ma nei modi di vivere la politica. Quei giorni una frase di Italo Calvino mi tornava ripetutamente in testa ricordandomi che anche negli ambienti che ci sembrano più inquinati (e la politica oggi purtroppo rientra tra questi) è nostro compito vedere le piccole luci, che ci sono sicuramente, e lavorare per dare loro spazio e fiducia.

“L’inferno dei viventi non qualcosa che sara’; se ce n’e’ uno e’ quello che e’ gia’ qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’. Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio.”

Ricordo il primo incontro con amici e parenti una volta presa la decisione di candidarmi. Una decisione ponderata e passata per il confronto con tutte le persone che stimo, e che all’unanimità di hanno consigliato di mettermi in gioco, assicurandomi il loro appoggio e il loro entusiasmo. Quel primo incontro eravamo oltre 40 persone desiderose di fare qualcosa di buono per la nostra città, riunite nella mansarda di mia cugina che a fatica è riuscita a contenerci e in cui abbiamo iniziato a ragionare insieme sull’organizzazione di una campagna elettorale che sarebbe stata fresca e, soprattutto, lowcost. Una frase ci ha accompagnato durante quei mesi, una frase dell’introduzione di un libro poco conosciuto ma che per me è molto importante, Wikicrazia, di Alberto Cottica, fondatore dei Modena City Ramblers che ha lasciato il gruppo nel 200 quando si è reso conto che con la musica più che cambiamento stava iniziando a produrre consolazione nelle persone, e che ha ripreso pertanto a fare il suo lavoro di economista occupandosi di processi partecipati nelle pubbliche amministrazioni

“Se vuoi cambiare il mondo, devi attivare le persone. Soltanto il concorso di moltissime persone molto diverse tra loro, quando si incanala in una direzione comune, riesce a produrre cambiamento. E il cambiamento sarà tanto più profondo quanto più queste persone saranno attive, motivate, creative, non semplici pedine manovrate da leader carismatici.”

Grazie al grande entusiasmo e alla freschezza dei tanti partecipanti che volontariamente hanno deciso di darmi una mano, sono stato eletto in consiglio comunale, ripromettendomi di conservare sempre la mia autonomia decisionale, legata all’approfondimento delle singole questioni e non all’appartenenza. Durante la campagna elettorale era stato abbastanza semplice coinvolgere persone ed energie perchè l’obiettivo era chiaro a tutti (farmi eleggere in consiglio comunale) e ognuno poteva dare il proprio contributo per raggiungerlo. Più difficile è stato continuare a stimolare la partecipazione al momento di amministrare quotidianamente la città, con obiettivi e temi sempre nuovi da approfondire e contestualizzare. Ho cercato da subito di farlo attraverso la rete: il mio blog personale, il profilo facebook, una newsletter, la diretta twitter del consiglio comunale #opencagliari. Tutti strumenti apprezzati ma non ancora in grado di mettere in moto completamente l’entusiasmo e la creatività vissuta durante la campagna elettorale, patrimonio preziosissimo per il partito e per l’amministrazione di Cagliari.

Campagna elettorale per le comunali di Cagliari 2011- Ethnikà 1 maggio 2011

L’attività del consigliere comunale è complessa e necessita di attenzione, studio ed esperienza. Il tempo da dedicare all’attività politica dentro il palazzo comunale, tra riunioni di gruppo, di maggioranza, commissioni e consigli comunali è tanto ed è strutturato in buona parte su consuetudini nate per venire incontro ai tanti consiglieri-dipendenti che, giustamente, usufruiscono di permessi lavorativi per svolgere l’attività politica, mentre non è semplice conciliarlo con un lavoro para-subordinato che, come tante forme di lavoro oggi in Italia, non ha il minimo di tutele e garanzie. E le consuetudini consolidate con il tempo, sono quelle che la politica oggi dovrebbe lavorare per scardinare, consuetudini legate alle spartizioni di piccoli e grandi privilegi che si sono incrostate negli anni, dalle nomine degli scrutatori a quella del soprintendente del teatro lirico, che sembrano provocare nei partiti una fibrillazione maggiore che le discussioni sul piano dei servizi sociali o sui cantieri di lavoro.

A fianco al lavoro in consiglio comunale l’attività politica si compone di incontri, confronti, studio e approfondimenti, nonchè di seminari che ho la possibilità di frequentare. In particolare durante il mio primo anno di attività ho partecipato a due esperienze di formazione politica a livello nazionale molto importanti, una organizzata dalla CVX dell’Aquila a Calascio (AQ) e una organizzata a Roma dal Partito Democratico, Officina Politica, entrambe molto utili per crescere nella consapevolezza del compito che sono chiamato a svolgere in questa parte della mia vita, grazie all’esempio di testimoni laici di fede e politica come Giorgi la Pira, Giuseppe Lazzati, Giuseppe Dossetti.

In particolare dall’esperienza in Abruzzo è nata l’esigenza di proporre a Cagliari una occasione per riflettere di politica, grazie all’organizzazione di un Laboratorio di Partecipazione Politica che da febbraio ad aprile 2012 hanno coinvolto oltre 200 persone, in gran parte giovani.

Da quel laboratorio oggi è nato un circolo tematico del partito, il circolo Copernico, che tenta di essere quel luogo libero, aperto e accogliente di confronto ed elaborazione politica che tanti sentivamo mancare nella nostra città. Un circolo che tra i suoi ambiziosi obiettivi ha quelli di avvicinare i cittadini alla politica, sperimentare nuove forme di partecipazione attiva, colmare lo scollamento tra partito, rappresentanti eletti e cittadini rappresentati ed elaborare proposte per migliorare la qualità della vita per la città di Cagliari.

Come diceva Copernico in politica bisogna rovesciare il quadro per cui al centro non ci sono i partiti (la terra) ma c’è forse il sole, cioè il calore proveniente dall’elettorato, cioè dai bisogni, esigenze e speranze dei cittadini. Bisogna rovesciare completamente il quadro. O i partiti si rendono conto di essere parziali rispetto al mondo, all’associazionismo, alla cultura alla società civile che ci circonda o non hanno futuro.

Un anno e mezzo davvero intenso, in cui non è mancato l’impegno nella comunità CVX anche se doverosamente ridotto rispetto agli anni precedenti. E proprio rispetto alla CVX si apre la riflessione su come i membri della comunità impegnati attivamente in politica possano trovare dentro la comunità un luogo di condivisione e confronto rispetto alla propria attività di servizio. Tra i temi affrontati durante questo primo anno di attività il mio impegno è stato assorbito da una parte nel cercare di capire le dinamiche e il funzionamento sia della macchina comunale che delle logiche politiche che sottendono alle scelte amministrative e dall’altro rivolto ad alcuni temi per me anche simbolicamente importanti come l’istituzione di una consulta elettiva per gli stranieri residenti in città che fino ad ora non erano mai stati considerati dall’amministrazione cittadina, la lotta contro alcuni piccoli privilegi come la facoltà di nomina diretta degli scrutatori da parte dei consiglieri comunali, il riconoscimento sociale delle unioni omosessuali attraverso l’istituzione del registro delle coppie di fatto e, in particolare negli ultimi mesi, una riflessione più attenta sulle condizioni del carcere di Buoncammino e del suo rapporto con la città, rapporto finora quasi assente e che la pianificazione penitenziaria nazionale ha in programma di allontanare dalla città.

Sono tanti i temi che toccano la coscienza e il cammino di fede personale e comunitario di chi si occupa di politica e si trova a dover fare delle scelte che avranno ripercussioni sui singoli cittadini e in generale sulla società. Credo che sia importante continuare a stimolare una riflessione comune di come la Comunità di vita cristiana possa accompagnare i propri membri nel vivere quotidianamente il proprio impegno politico con un’opzione preferenziale per i poveri, in modo che sia vissuto come servizio alto e disinteressato e che possa contribuire realmente alla costruzione del Regno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...