Un voto sofferto da New York. Per Bersani. Forse | Emanuele Lazzarini


Emanuele Lazzarini, 25 anni, è consigliere comunale a Milano del Partito Democratico

Bersani

Domani mattina partirò per NY. E voterò lì, al circolo del PD di Manhattan (che esiste!)

Sarà un voto soffertissimo, stavolta. Troppe le cose sul piatto della bilancia, troppe le variabili per costruire un’idea di sinistra e di mondo. Ma soprattutto, per quel che mi riguarda, troppo silenzio e troppo poco coraggio sui temi che più mi stanno a cuore. Non si può pensare di uscire dalla crisi ritornando quelli di prima. Entrambi dicono quanto è bella la green economy è quanto è strategico investire sulle tecnologie verdi e smart ecc ecc. E va bene, fin qui siam tutti d’accordo. Ma poi? Laura Puppato e Nichi Vendola consideravano il tema dell’esaurimento delle risorse, del peak oil, degli stili di vita come la vera priorità per evitare di uscire da una crisi causandone un’altra, quella ambientale. Io dal futuro premier esigo una risposta coraggiosa: che innanzitutto prenda atto della crisi ambientale, che legga poi la correlazione tra l’attuale modello di sviluppo e di consumo e il climate change/esaurimento delle risorse, e che di conseguenza dica delle cose forti: che non potremo tornare a consumare come abbiamo fatto prima della crisi. Che dobbiamo fermare gli incentivi ai combustibili fossili, costi quel che costi. Che è necessario orientare le politiche industriali e sull’innovazione non solo, come dice Renzi, per lasciar morire le aziende non più produttive e dare ossigeno alle altre (che pure è un giusto obiettivo), ma per premiare chi riconverte produzioni e processi in chiave eco. Che l’industria dell’auto va ridimensionata, altro che piano fabbrica Italia da 6mln di auto in 4 anni. Eccetera eccetera.

Che fare allora?

A tratti ho pensato di votare per Matteo Renzi. Perché sarà anche costruito, ma finalmente a sinistra c’è qualcuno che sa parlare con chiarezza e semplicità. Perché smonta l’antipolitica. Perché ha avvicinato alla politica una come mia sorella, che fino a ieri non gliene fregava niente. Perché credo che il PD avrebbe più voti e il Paese sarebbe più governabile. Perché ha fatto una campagna elettorale bellissima.

A tratti -e oggi credo che sarà la mia decisione finale- ho pensato di votare per Bersani. Perché sarà anche debole nella comunicazione, nella capacità di coinvolgere i più giovani, nel raccontare la necessità di una svolta, ma forse può rappresentare meglio di Matteo un’alternativa di governo credibile, alternativa al liberismo e all’austerity. E forse, in questo solco, potrà fiorire meglio il messaggio di Laura Puppato in tema di ambiente e politiche industriali. Non vado comunque a votare con totale convinzione. Lo faccio per senso del dovere e per concludere nel modo giusto una corsa bellissima che ha arricchito tutti quanti. Forse, politicamente, uno dei periodi più belli dei miei primi 25 anni.

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One thought on “Un voto sofferto da New York. Per Bersani. Forse | Emanuele Lazzarini

  1. Condivido non solo il contenuto ma anche l’afflato emotivo che traspare. Credo però sia stato scritto prima dell’esplosione della volgarissima gazzarra di ieri!!!

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