Cambio tutto, adesso! [votando Bersani] | Andrea Giorgio


Andrea Giorgio, 26 anni, è segretario regionale dei Giovani Democratici Toscana

Bersani

Ho 26 anni, faccio parte di quella generazione che hanno definito “choosy, bamboccioni, mammoni”.

Quella generazione che rischia oggi di pagare la crisi, che l’ha già pagata con i tagli alla scuola, all’istruzione, ai diritti.

Ho fatto l’Erasmus e conosciuto la faccia migliore dell’Europa, ma in questi mesi ho visto quella brutta che affama il popolo greco e fa dell’austerità e del rigore un dogma dimenticando la giustizia sociale e l’equità.

Siamo stati sui tetti, nelle scuole e nelle università occupate in questi anni, a lottare contro i tagli al sapere ed al futuro.

Siamo stati con i precari e con i lavoratori, nelle piazze e per le vie dei cortei.

Ci siamo battuti contro i governi di destra, per la libertà di stampa, contro la guerra. Siamo stati al social forum per chiedere di regolare lo strapotere della finanza, per introdurre la Tobin tax, per un mondo migliore.

Abbiamo fatto campagna ai referendum per l’acqua pubblica, contro il nucleare, per una giustizia giusta.

Siamo stati al Gay Pride e ci siamo battuti nelle nostre città contro ogni discriminazione.

Abbiamo raccolto le firme per Italia sono anch’io, per dare cittadinanza ai bambini nati in Italia.

Ho visto in queste piazze, in queste stanze la voglia di cambiare di una generazione.

Una voglia di cambiare che alle prossime elezioni potrà trovare finalmente spazio con la vittoria del centrosinistra.

Abbiamo bisogno di cambiare l’Italia e l’Europa, di cambiare il centrosinistra, di recuperare i valori e le speranze in questi anni tradite.

Per questo voto Bersani.

Perché ha avuto il coraggio di mettersi in discussione, di non essere l’unico candidato del PD a queste primarie, di farle senza nascondersi dietro i regolamenti. L’ha fatto per lanciare un messaggio al Paese: una nuova politica, aperta, partecipata, la buona politica come antidoto all’antipolitica, le primarie come un piccone per buttare giù il muro tra i cittadini e la politica.

Perché prima viene l’Italia, poi il PD, poi le ambizioni personali.

E questo coraggio e questo altruismo sono una vera novità per il nostro Paese.

Voto Bersani perché in questi giorni di campagna ha riempito le piazze ed i teatri, ma è stato nelle fabbriche, nei negozi, nei laboratori di ricerca, nelle università, con il coraggio di affrontare la realtà e di discutere con le persone. Senza monologhi e senza costruire show.

Con il coraggio di raccontare la verità, dopo anni di bugie.

Voto Bersani perché ha rimesso al centro del vocabolario del centrosinistra due parole importanti: lavoro e uguaglianza.

Il lavoro, tutto. Quello subordinato e quello autonomo, i nuovi lavori e quelli che già conoscevamo. Senza costruire assurde guerre tra ipergarantiti e precari, che spesso oggi si traducono in cassaintegrati e disoccupati. Ma spostando l’asse del conflitto: da una parte il lavoro, chi investe, chi fa impresa, dall’altra la rendita di posizione e la finanza fine a sé stessa.

Il lavoro come terreno di conquista e emancipazione.

Un nuovo modo di parlarne che smette di mettere contro il diritto al lavoro e i diritti sul lavoro: uno stupendio dignitoso contro l’alternativa di non averne alcuno, le dimissioni in bianco contro lo stare a casa.

Ridare dignità al lavoro e ricostruirlo. Rompendo monopoli, rendite, rilanciando l’idea che conti più il sapere e il talento, la volontà e i sacrifici che le conoscenze. Dando la possibilità a chi ha una buona idea di realizzarla, a un giovane di trovare i soldi per investire su se stesso.

E l’uguaglianza, come una ricetta contro la crisi. Perché la crisi nasce dalla finanza e dalla crescita delle disuguaglianze, in un Paese in cui quasi la metà della ricchezza sta nelle mani del 10% delle persone. Un po’ più uguaglianza da raggiungere con la patrimoniale e rimodulando il carico fiscale, alleggerendolo sul lavoro e sui ceti popolari, per caricarlo sulla rendita e su chi ha di più.

Voto Bersani perché parla di diritti, quelli dei bambini stranieri ad essere italiani, quelli degli omosessuali a vivere il loro amore senza nascondersi e con dignità, quelli delle donne a non essere discriminate ed a decidere per se stesse, quelli dei malati a rifiutare l’accanimento.

Sto con Bersani perché ha sempre lavorato per allargare la cultura dei diritti, perché non era in piazza al family day, perché ha sempre affrontato con coraggio questi argomenti e ha costruito il consenso nel PD sulla proposta delle unioni civili sul modello tedesco.

Il nostro è un paese medioevale da questi punti di vista, serve una primavera dei diritti che ci rimetta al passo con l’Europa.

Voto Bersani perché sa che il sapere è lo strumento per rilanciare l’Italia, perché ha detto basta ai tagli alla scuola, all’università ed alla ricerca. Perché è stato l’unico a parlare di diritto allo studio in tv, e perché quando parla di merito ci mette prima le pari opportunità.

Sto con Bersani perché si è battuto contro le manovre che hanno distrutto i nostri luoghi del sapere, perché è venuto sui tetti con gli studenti, perché mette l’accesso al sapere come priorità, perché non vuole né prestiti d’onore né la liberalizzazione delle tasse universitarie.

Sto con Bersani perché non ricerca la finanza ma vuole finanziare la ricerca.

Con Bersani per un’Europa diversa, un’Europa che ricostruisca il suo modello sociale rimettendo al centro la persona. Per l’Europa dei progressisti, quella che ha immaginato con Hollande e con gli altri leader europei. Perché l’Europa proceda verso l’integrazione politica, perché diventi democratica, perché sia lo spazio in cui trovare le risorse per investimenti in un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. Perché sia più vicina ai cittadini ed abbandoni il dogma dell’austerità.

Sto con Bersani perché rinnoverà, lo abbiamo già fatto a tutti i livelli. Lo faremo senza dimenticare da dove veniamo, perché come ha detto Mario Cioni, 83 anni, partigiano, “sappiamo bene che c’è una generazione cui passare il testimone, vi offriamo le nostre spalle per salirci sopra e guardare più lontano. Ma non dateci un calcio, rischiate di dimenticarvi anche i valori e le storie che ci portiamo dietro, e di perdere la strada per il futuro”.

Un rinnovamento che porti nuove energie in politica, che prenda responsabilità ed incarichi di governo, che abbia il coraggio dell’innovazione e la voglia di emergere e non l’arroganza del’autosufficienza.

Sto con Bersani perché la nuova politica è quella che sa riconoscere i suoi limiti e che torna nei suoi spazi, smettendo di occupare la rai, le partecipate, i centri di potere. Una politica che rinunci ai privilegi, che costi meno e funzioni meglio. E che torni ad essere il luogo dell’etica e della responsabilità.

Sto con Bersani perché voglio un centrosinistra unito e forte, che dimentichi tanto l’esperienza dell’Unione quanto quella tragica della vocazione maggioritaria di Veltroni, che ci ha fatto stare 5 anni a guardare la distruzione dell’Italia.

Voglio il PD come perno di un’alleanza tra progressisti, con una carta d’intenti condivisa e la vocazione a cambiare il Paese senza fare scherzi, con delle regole che garantiscano 5 anni di buon governo.

Sto con Bersani perché ha rimesso al centro della politica il Noi e non l’io, un noi che è fatto di tutti quelli che vogliono cambiare, di chi da solo non riesce a farsi sentire, di chi non può comprare le pagine sui giornali per dire quello che pensa ma ha bisogno della politica per cambiare la sua condizione.

Sto con Bersani perché è stato un ottimo Presidente di regione e Ministro, perché ha l’esperienza per guidare il Paese in un momento così difficile, perché è in grado di parlare alla pari con i leader europei e internazionali.

Perché di esperimenti e leaderismi abbiamo già avuto abbastanza.

Voto Bersani perchè credo che la destra e la sinistra esistano ancora, ma che non siano lenti con cui guardare al passato, ma due strade alternative verso il futuro.

Sto con Bersani perché oltre l’adesso c’è il poi.

E voglio un poi fatto di 5 anni in cui cambiare l’Italia. Davvero.

Per la mia generazione e per tutte le altre.

Voglio un’Italia non solo diversa ma migliore.

In 5 minuti si fanno tante cose, quella migliore domani è votare Bersani.

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