#primarie2012 il giorno dopo (e una settimana prima!)


Si vota. Io sarò quasi tutto il giorno al Copernico e se passate ci facciamo quattro chiacchiere in questa bella e serena (spero) giornata di democrazia. Vi lascio, per chi ancora è incerto, con 3 appelli al voto di Jacopo, Emanuele e Andrea. Vi consiglio di leggerli e capirete perchè ho fiducia nel futuro di questo Paese. Nonostante tutto.

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Passata la sbornia. La giornata di domenica è stata per tutti i democratici una giornata piena di emozione. Nonostante le funeste previsioni della vigilia (affluenza data sui 2 milioni) si sono recati ai seggi oltre 3.100.000 di cittadini. Una notizia sicuramente confortante.

Non voglio fare grosse analisi del voto ma solo aiutare prepararci a questa ultima settimana di campagna elettorale partendo da una delle domande che c’erano nel sondaggio del prof. Venturino, che è stato somministrato all’uscira dai seggi, e che credo sarà una chiave importante per decidere se domenica dare fiducia a Bersani o a Renzi. Riflettendo sulle ragioni che ci han spinto a esprimere il voto del primo turno.

Abbiamo davanti 5 giorni di confronto e dibattito per scegliere chi probabilmente guiderà l’Italia in uno dei periodi più difficili della sua storia. Pertanto vi lascio con tre post che forse potranno aiutarci nella scelta. Nessuna guerra tra Renzoidi e Bersanoidi.

Il primo è di Andrea Giorgio, segretario dei GD Toscana che era venuto a trovarci all’incontro del Laboratorio 2012 insieme a Massimo Zedda, che sostiene convintamente Pierluigi Bersani e lo spiega nel post Cambia tutto, adesso!

Voto Bersani perchè credo che la destra e la sinistra esistano ancora, ma che non siano lenti con cui guardare al passato, ma due strade alternative verso il futuro.
Sto con Bersani perché oltre l’adesso c’è il poi.
E voglio un poi fatto di 5 anni in cui cambiare l’Italia. Davvero.
Per la mia generazione e per tutte le altre.
Voglio un’Italia non solo diversa ma migliore.

Il secondo è di Francesco Nicodemo, anche lui ospite del Laboratorio 2012, che analizza il voto per Matteo Renzi in particolare nel sud Italia e rilancia il Manifesto per il Sud con il post #Primarie: una settimana per vincere al Sud

In questa parte del Paese, il conservatorismo più forte in politica è rappresentato dall’UDC, dai suoi uomini, dal clientelismo e dagli interessi particolari che spesso rappresentano. Matteo Renzi ha sempre detto che la sua vittoria cancellerebbe qualsiasi ipotesi di alleanza con l’UDC. E per chi sente fortissima l’ansia di cambiamento, questa è la prima garanzia per rigenerare radicalmente la classe dirigente meridionale.

E infine Massimo Marini, capacissimo blogger democratico nostrano (da sempre schierato per il rinnovamento del PD) che interrogandosi sugli elettori di Nichi Vendola – ago della bilancia con il suo 15% – si chiede per chi voteranno: Io se fossi vendoliano voterei Renzi

Se voto Renzi però avvallo la politica personalistica tipica del berlusconismo, invece noi con Vendola non facciamo così (… oh no?). Insomma, se voto Renzi, non lo so mica se le cose possono cambiare. Ma se voto Bersani, mi sa che non cambiano di sicuro

Per quanto mi riguarda un’idea abbastanza chiara ce l’ho, ma resto in attesa del confronto diretto tra i due candidati, in cui mi auspico che rispondano a quelli che sono i 6 temi lanciati alcuni mesi fa dai Referendum PD, e sui quali sarebbe bene avere risposte chiare: riforma fiscale, reddito minimo, incandidabilità, consumo del suolo, matrimoni gay e alleanze. Così come è importante la posizione sulle primarie per i parlamentari, che dopo la giornata di domenica sembrano sempre più necessarie (magari snellendo burocrazia e procedure che ieri a molti di noi è sembrata surreale!)

Con una chiusura della campagna elettorale bella e significativa, che sarebbe importante fare insieme in un luogo simbolico, magari proprio a Taranto, come suggerisce oggi dal suo blog Papecchio.

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In queste ore in tanti si interrogano sul da farsi al ballottaggio, così ho deciso di integrare questo articolo giorno per giorno con note e post che possono aiutarci a scegliere. Qua la nota di Emanuele Guglielmo Picotti, Roberto Lucarella e Giulia Travain, tre ragazzi che da Bologna scrivono al segretario Bersani, perchè vorrebbero votarlo ma vorrebbero esserne un po’ più convinti Raccontaci chi erano i Beatles e noi ti racconteremo della nostra generazione

Segretario, raccontaci della nostra storia, ma prendi in considerazione le nostre incertezze.
Vorremmo un candidato che coinvolga noi giovani, non per una mera questione anagrafica o di immagine ma perchè ha colto l’importanza di avere forze fresche e nuove a disposizione,
Vorremmo un candidato che si rivolga a tutti quei ragazzi che nemmeno si sono recati a votare, perchè sfiduciati o lontani ormai dalla politica,
Vorremmo un candidato che parli alla nostra generazione proponendoci delle riforme e non comunicandoci i dati Istat sulla disoccupazione giovanile.

Dimostra di portare avanti quel rinnovamento che tanto invochi,
Dimostra agli elettori delle primarie che il cambiamento può esserci anche con te,
Dimostra che questa Sinistra è capace di cambiare sé stessa, perché solo così potrà cambiare anche l’Italia.

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Ieri Bersani risponde ai ReferendumPD (senza però prendere posizione sui 6 quesiti ma rilanciando lo strumento referendario) e prof. Pigliaru analizza il voto del primo turno mettendolo in relazione con il capitale sociale delle diverse regioni.

Pippo Civati commenta la posizione del segretario sui Referendum nel post La prima risposta:

L’aspetto per me più interessante è che Bersani risponde (finalmente) ad un’altra mia proposta (antichissima): quella circa l’uso dei dati digitali per costruire una relazione costante con gli elettori. Bersani lo chiama (curiosamente) «album», ma è chiaro che se finalmente usassimo la base di dati dei nostri elettori sarebbe possibile avviare una campagna elettorale di grande impatto, con la possibilità di far partecipare più direttamente gli elettori, di coinvolgerli direttamente nell’organizzazione, di profilare sempre di più e sempre meglio i destinatari del nostro messaggio (microtargeting, si chiama) e di adottare strumenti innovativi anche per aprire un dibattito tra i sostenitori del Pd, verso dinamiche partecipative e deliberative (a cui sto personalmente lavorando da un po’ di tempo, e di cui darò presto notizia).

Francesco Pigliaru si chiede Perchè nel Mezzogiorno ha stravinto Bersani? Un dubbio [ a cui il (giovane) militante democratico Mirko Solinas ha risposto con una lettera aperta nel suo blog Caro prof. Pigliaru]:

il voto per Bersani potrebbe riflettere una domanda politica che esprime interessi particolari, per niente interessata alle profonde riforme che il prossimo governo dovrà garantire. Voti, per esempio, che capi bastone locali — pensate alla Campania e un nome vi verrà subito in mente — talvolta sono in grado di controllare perché per anni hanno usato (e spessissimo sprecato) soldi pubblici per proteggere questa o quella categoria, per distribuire favori e per difendere interessi corporativi di varia natura. Insomma, voti che si muovono più per “appartenenza” che per libera scelta, più per cercare di tenere in piedi un sistema di potere chiuso che per favorire un profondo cambiamento.
E’ un dubbio, nient’altro che un dubbio. Sono certo che un dubbio di questo tipo aleggi, in queste ore, anche nella mente di Bersani. Avere debiti nei confronti di certi personaggi di un pessimo passato del Pd non può lasciare tranquillo nessuno, tanto meno Bersani: renderebbe più difficile governare bene, per il bene di tutti. Bersani è in gamba e se toccherà a lui sono certo che farà tutto il possibile per non farsi condizionare da questi eventuali debiti elettorali, ma questi dati sembrano suggerire che sarà dura. E che con Renzi, che quella cattiva politica considera un nemico da combattere, sarebbe meno dura, almeno da questo punto di vista.

 

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