Ma questa è la mia gente!


Ieri un amico mi diceva che secondo lui il Partito Democratico non è attraente per molti – giovani soprattutto – perché è visto come un partito nel quale il collante non è una comune tensione ideale, ma esclusivamente la spartizione di posti di potere. Difficile dargli torto se l’immagine che i mass media continuano a dare del PD è quella di uno scannatoio continuo in cui l’unico sforzo sembra quello di riuscire ad ottenere questa o quella deroga per rimanere a oltranza in Parlamento.

Vedendo il partito dall’interno e venendo in contatto con tanti democratici in Sardegna e nel resto d’Italia so che il Partito Democratico è molto altro! So che sono tantissimi i militanti e gli amministratori che si impegnano quotidianamente guidati da una vera passione per il bene comune piuttosto che dagli interessi particolari di una corrente o di un gruppo di pressione.  Persone partite da storie diversissime – un tempo talvolta contrapposte – ma che hanno la volontà di creare insieme il percorso per affrontare le complessità del mondo di oggi. Inutile negare che le differenze ci siano, ma quando le diversità sono sane portano ognuno ad uscire dalle proprie convinzioni per mettersi in discussione, e crescere. Insieme. Dobbiamo solo trovare i luoghi per riprendere a incontrarci, e questo fine settimana (venerdì e sabato al Ghetto degli Ebrei) approfittiamo dell’occasione che il partito ci offre di ritrovarci tutti alle Serate delle Idee!

Ad Alessandro – il nome del mio amico – consiglio per questo di leggere di leggere “Ma questa è la mia gente“, un libro appena uscito in cui sono intervistati 17 amministratori e dirigenti più o meno conosciuti del Partito Democratico che nella loro diversità riescono a dare un quadro coerente di quello che oggi è il PD in Italia. E anche la Sardegna è protagonista nel libro con una bellissima intervista all’ex governatore Renato Soru (fatta tra l’altro in occasione dell’incontro del Laboratorio sui Diritti dell’ultima Italia a cui ha partecipato Ivan Scalfarotto a Serdiana).

Su Il Post di oggi un estratto delle interviste, se preferite assaggiare il libro prima di comprarlo (o chiedermelo in prestito!). Di seguito vi incollo 3 domande a 3 delle donne intervistate nel libro: Anna Finocchiaro, Ilda Curti e Laura Puppato.

Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato
E cos’è che manca? Cos’è che ci frena, in realtà?
Ci frena, com’è fin troppo ovvio, il fatto che il Partito democratico è nato con un gruppo dirigente già consolidato. È un partito che nasce da partiti già esistenti con propri gruppi dirigenti, che hanno avuto la necessità, o la volontà, di replicare i rapporti di forza che già esistevano anche nella composizione dei gruppi dirigenti del nuovo partito. Questa situazione si è peraltro aggravata in ragione degli elementi di rigidità che sono derivati dalle correnti all’interno del partito. Io penso che, anche in ragione della crisi, siamo più vicini alla possibilità che il partito cominci a far diminuire il peso di queste componenti, e questo potrebbe far avanzare una classe dirigente più giovane e una maggiore partecipazione femminile.

Ilda Curti, assessore al Comune di Torino
E il Pd è ancora uno strumento di partecipazione? Lo sono i nostri circoli?
No. O lo sono in pochissimi casi. I nostri circoli sono luoghi stanchi ed è un vero peccato. Quelli che funzionano sono in genere quelli che hanno un segretario giovanissimo che ci mette il cuore, l’entusiasmo, la voglia. Io vado spesso in giro, anche in paesi molto piccoli, perché la missione che mi sono assegnata è «contrastare la Lega nei suoi territori.» Così spesso vado in posti dove i circoli del Pd sono come cellule resistenti. In molti di questi posti vedi giovani, ragazzi, voglia di politica. Il circolo in quanto luogo della partecipazione politica è finito. Di questo bisogna, magari con dispiacere o con nostalgia, prendere atto. Mi chiedo per quale motivo un ragazzo di diciassette anni dovrebbe entrare in un circolo del Pd. Non ci sono ragioni.

Laura Puppato, consigliere regionale in Veneto
E tu, personalmente, nel partito come sei stata accolta? Come ti sei trovata poi, tu che eri già sindaco prima ancora che il partito fosse fondato, a diventare donna di partito?
Per dirla con Neruda, confesso che ho vissuto, e male, il rapporto col partito. Non trovo adeguata la struttura del partito così come la conosciamo oggi. La trovo rigida, lenta, scarsamente efficace. Devo premettere un mio limite: io non ho mai voluto fare il segretario provinciale, regionale o di circolo. credo di essere inadatta, perché credo che lì sia prevalente la necessità dei «tavoli», come si dice in politica: soppesare, centellinare, graduare, mettere insieme elementi come nel gioco del piccolo chimico. Io mi trovo più a mio agio con un lavoro che individui delle problematiche che emergono nella società per poterle risolvere, e quindi un’operatività legislativa come quella di un consigliere regionale, oppure una fortissima attività informativa, un’importante attività di promozione civile e culturale e di continuo lavoro – come quello che faccio nel forum ambiente del Pd – per promuovere un’idea di società che è quella alla quale io aspiro. Nelle segreterie io trovo altro rispetto a questo. Ci sto, ci lavoro, ma con un costante senso di sofferenza. Trovo che il lavoro che vi si fa, invece di essere di conforto all’idea che ho della politica, sia un’attività di rallentamento e di appesantimento, e quindi lo vivo inevitabilmente male.

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2 thoughts on “Ma questa è la mia gente!

  1. desaparecidos

    siamo tutti desaparecidos
    in questo mondo avaro
    disfatto da finanze e da mercati
    dove chi mangia e chi beve
    si sollazza senza invito
    nelle feste organizzate dalle borse
    per soliti privilegiati
    tutti gli altri non esistiamo
    …desaparecidos

    inghiottiti dai nostri titoli sovrani
    negoziati in balletti di spread oscillanti
    che raccontano a frottole
    esperti di mercato improvvisati
    non siamo mai invitati
    alle feste delle borse organizzate
    per soliti privilegiati
    tutti gli altri non contiamo
    …desaparecidos

    ricompariamo sempre tutti
    risorsa delle risorse
    nei falsetti e nelle danze
    dei tecnici specializzati
    chiamati a insegnare
    rigore per la crescita
    e pazienza per lo sviluppo
    tutti insieme non ci stiamo
    …desparecidos

    ma quale crescita e sviluppo
    se al banchetto della vita
    sono invitati sempre e solo alcuni
    con le borse organizzate a difesa
    dei soliti privilegiati
    tutti gli altri combattiamo anche se
    …desparecidos

    auguri, “gente”…sveglia!

  2. Trovo complete le interviste fatte alle tre donne politiche . Sento che dicono la verità, o almeno, anche la mia verità.
    Il tuo articolo, Matteo, come sempre mi capita l’ho letto con grande interesse : grazie.
    Ci risentiremo.
    Rosanna Rossi

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