Housing sociale e politiche pubbliche per l’affitto | Gabriele Rabaiotti


Sabato 21 aprile si è tenuto all’interno del Laboratorio di Partecipazione Politica l’incontro/dibattito in cui si sono analizzate le tematiche dell’housing sociale, con un focus sulla positiva esperienza di Milano, esposta da Gabriele Rabaiotti, ricercatore al Politecnico di Milano sui temi dell’abitare, progettista del Villaggio Barona e presidente del Consiglio di zona 6 del Comune di Milano.

L’housing sociale è un tipo di progettazione pubblica in grado di “orientare l’azione pubblica e privata”, andando incontro alla domanda sociale e tenendo quindi in considerazione le fasce più deboli della popolazione. Il mercato dell’edilizia ancora visto come una delle principali leve per lo sviluppo dell’economia è un’idea vecchia e passata che risale al periodo post-bellico.

L’Italia è il primo paese in Europa per numero di case su numero di famiglie, ma ci sono case senza abitanti e abitanti senza case.

Cresce la domanda di case, allo stesso tempo cresce l’offerta, ma queste due variabili non si incontrano. L’intervento pubblico ha incentivato il mercato della produzione edilizia, mentre avrebbe dovuto incentivare il mercato della regolazione (edilizia) per favorire l’incontro tra domanda e offerta. È mancato il momento redistributivo.

Oggi serve un’edilizia temporanea, “di attraversamento”, con una “locazione permanente a canoni inferiori al mercato”, dove ad essere permanente è l’immobile in affitto, non la persona che vi abita.  Perchè all’immobile fisico corrisponde l’immobilità sociale.

Bisogna andare oltre la proprietà della casa, tanta proprietà non vuol dire maggiore ricchezza del paese. Occorre vedere la casa come un bene funzionale allo sviluppo di un altro progetto di vita.

La casa deve essere vista come un servizio, al pari di ospedale, scuola elementare e università: si entra nelle case in affitto a canoni inferiori al mercato e si è poi accompagnati ad uscire, dando di volta in volta la possibilità di usufruirne a chi ha realmente bisogno.

Servono politiche pubbliche sugli affitti che rendano questi preferibili rispetto ai mutui, rovesciando quindi il meccanismo odierno. Il sistema di housing sociale si basa su piccoli spazi (privati) e molti spazi comuni più ampi, in modo da poter rispondere più facilmente alle diverse tipologie di domanda esistente e allo stesso tempo promuovere un particolare meccanismo di uscita dalle case “autoincentivato” (una volta che un appartamento non è più in grado di rispondere ai miei bisogni, cerco casa altrove).

Essere in affitto può essere una filosofia di vita?

Il caso del Villaggio Barona a Milano

Un ringraziamento particolare allo Storify di Steci86!

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