Il caso dell’Area C, il Comune di Milano e la partecipazione sul web


In un periodo in cui ognuno tende sempre più a coltivare solo il suo orticello girando le spalle ai vicini di casa, sono sinceramente convinto che sia positivo che ci siano comitati di cittadini che si riuniscono e si incontrano per discutere e portare all’attenzione dell’amministrazione esigenze e bisogni comuni.

Gli scorsi giorni ho scritto un post sul processo di pedonalizzazione portato avanti a Sassari, come esempio di una buona pratica e perchè evidenziasse alcune delle complessità che sono state affrontate dall’amministrazione sassarese (servizi al centro storico, parcheggi di attestazione esterni all’area pedonale, politica tariffaria dei parcheggi, campagna di comunicazione e marketing).

La cosa che più mi ha colpito è stato però il rapido susseguirsi di commenti che mi sembra non abbiano colto il senso delle premesse a quell’articolo:

  • a Cagliari l’amministrazione ha da subito annunciato per il centro storico l’avvio di un processo di pedonalizzazione,
  • a Villanova il confronto con i residenti ha portato a  un rallentamento dei tempi di attuazione,
  • sui media e in città assisto a una radicalizzazione delle posizioni.

Non un giudizio di valore, ma una mia lettura della situazione. Non ho soluzioni in tasca, mi guardo intorno e cerco di capire come altre città hanno affrontato il problema.

Dopo Sassari un caso molto interessante è la gestione dell’Area C da parte del Comune di Milano che Alberto Cottica descrive bene nel suo blog Area C: la conversazione che converge. Di seguito alcuni estratti.

Il Comune ha aperto un gruppo ufficiale di Area C su Facebook. L’idea era probabilmente di limitare il danno, incanalando il malcontento in uno spazio presidiato, moderabile e in cui il Comune avesse una voce. Circa mille persone sono entrate nel gruppo.

E poi è successo qualcosa di inaspettato.

Primo, parecchie persone si sono schierate a favore dell’Area C. In qualche settimana, il gruppo era passato dalla controversia Comune-cittadini alla controversia cittadini pro Area C-cittadini contro Area C alla valutazione informata dell’iniziativa.

Secondo, la qualità della conversazione è cresciuta molto. Gli scontri tra pro e contro sono diminuiti: i contributi che contengono fatti e proposte, a prima vista, sembrano attirare molti più Like e commenti, e questo ha indirizzato la comunità emergente di Area C verso un monitoraggio dell’iniziativa letteralmente strada per strada.

Terzo, è diventato chiaro che i meriti e i limiti di Area C non erano mai stati il punto cruciale. La conversazione si è spostata. Tutti i partecipanti parlano invece di mobilità. Tutti concordano che qualunque soluzione realistica per i problemi di mobilità di Milano deve usare molti strumenti, e sia indurre che basarsi su modifiche dei comportamenti quotidiani dei cittadini. L’Area C, probabilmente, avrà vita breve: man mano che una soluzione emergerà, dovrà essere riprogettata in modo radicale in funzione della strada scelta. La domanda era sbagliata, ma l’unico modo di arrivare alla domanda giusta era farne una sbagliata strutturare un ambiente di interazione aperto, orientato alla conoscenza e presidiato dall’istituzione e lasciare che i cittadini, grazie alla conversazione, trovassero il vero nodo del problema.

Il passo successivo era ovvio: proposte. E le proposte sono arrivate. Ne sono arrivate tante che l’amministrazione ha deciso di organizzare un evento, battezzato Traffic Camp, dove i cittadini potessero presentare le loro proposte, di nuovo senza bisogno di inviti e senza selezione (per presentare un’idea bastava scrivere il proprio nome e il titolo dell’intervento su un wiki).

Tutto questo si è svolto in tre mesi, e ha richiesto ben poco a parte il lavoro e l’intelligenza di un community manager (Pietro Pannone) e due strateghi (Alessio Baù e Paola Bonini, tutti di Hagakure).

Questo per dimostrare che i processi partecipativi tradizionali (offline) forse non sono l’unica risposta all’esigenza di partecipazione dei cittadini, con lunghe riunioni,  spesso in orari di lavoro, degli stakeholder a cui partecipano quasi solo coloro che hanno interessi economici diretti in gioco. Internet e la rete stanno davvero rivoluzionando il mondo della politica e sta a noi essere bravi a utilizzarli al meglio: sono convinto che per un’amministrazione sia utile oggi creare spazi di confronto con regole condivise anche sulla rete.

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4 thoughts on “Il caso dell’Area C, il Comune di Milano e la partecipazione sul web

  1. Come mai un rapido susseguirsi di commenti? Perchè le premesse erano completamente sbagliate, e continuano ad esserlo.
    1. Il processo di pedonalizzazione di Villanova è stata un’idea della precedente amministrazione, ed annunciarlo non equivale proprio a realizzarlo
    2. Il confronto non è stata la causa del rallentamento del processo, ma anche se lo fosse stato ha portato a dei correttivi irrinunciabili per la popolazione
    3. Quello che si legge sui media non corrisponde alla realtà delle cose nel 90% dei casi, e non è responsabilità dei cittadini se le diverse posizioni vengono strumentalizzate a favore di questa o quella fazione.

  2. Parlando poi di cose tangibili…
    A Milano parlano di un successone per il fatto che nella zona C si rilevi una riduzione del traffico di circa il 40 %, certo i numeri sono diversi, così come la città e in particolare la morfologia delle zone; vediamo cosa succede a Villanova…
    Prima del 16 maggio nella via dove abito transitavano circa 30 auto di media all’ora durante la giornata, con una certa quiete durante le ore notturne; la strada era completamente invasa in ogni suo spazio da auto in sosta.
    Oggi la media è passata a 3 auto all’ora e la strada è completamente libera dalle auto in sosta.
    Realisticamente direi che si è ottenuta una riduzione del 90% del traffico e del 100% delle soste.
    Se si parlasse di terapie mediche saremmo all’eccellenza…..
    Non so cos’altro si voglia ottenere senza arrivare alla deportazione forzata, ma non voler vedere questo come un risultato di cui andare più che orgogliosi mi sembra che si voglia veramente l’impossibile…semprechè gli obiettivi fossero davvero la riduzione del traffico e dell’inquinamento relativo e non delle banali ideologie utopiche….
    Marco Masala

  3. Mi perdoni ma non capisco quale senso non avrebbero colto i commentatori. A me pare che si sia commentato esattamente quello che lei ha ribadito. Intanto quello che ha fatto questa amministrazione è solamente ricalcare quell’obbrobrio intrapreso senza progetto dalla precedente amministrazione senza aggiungere nulla, poichè progetto non ce n’è adesso come non ce n’era prima, e tutto quello che è stato modificato è dovuto alle segnalazioni dei cittadini ed in particolare ( scusi la presunzione) del Comitato ABtanti di cui faccio parte, inclusi gli errori grossolani sulle ordinanze tipo impedire l’accesso ai mezzi di soccorso, taxi e auto della forza pubblica (…), che ha continuato con questa giunta il lavoro iniziato 2 anni fa con la vecchia amministrazione per cercare di mitigare gli effetti di un’utopia impraticabile così come proposta. Il fatto, poi, che oggi lei dica che sui media oggi si parli di Villanova e che lei veda il fatto come una “radicalizzazione delle posizioni” posso pensare di attribuirlo a diversi fattori :
    – Che lei si sia accorto solo adesso dell’esistenza del quartiere e delle sue problematiche
    – Che non sappia che i media amano presentare le notizie in modo eclatante
    – Che non ritenga opportuno che i cittadini siano uniti in presenza di un qualcosa che li coinvolga in modo pesante ( strano per un uomo di sinistra, o è un modo di vedere le cose solo quando si stà all’opposizione ?) e che facciano sentire le proprie opinioni presentando alternative
    – Che non sappia che è da almeno 2 anni che gli stessi cittadini segnalano le incongruenze di questo pasticcio già alla vecchia amministrazione presentando progetti alternativi che lei e i suoi colleghi -a quanto pare- non si sono mai presi la briga di controllare
    – Che lei dimentichi che in democrazia discutere e confutare delle decisioni prese da chi siede nella “stanza dei bottoni”, sia la prova indispensabile che la democrazia stessa funzioni, dimostrare insofferenza verso questo esercizio è segno di intolleranza e arroganza e non le si addice.
    Leggo poi commenti a proposito di mediazioni, regole, obiettivi da raggiungere incidentalmente ostacolate da cittadini facinorosi…
    mi chiedo…è così difficile accorgersi di vivere dentro una democrazia e i suoi strumenti invece che continuare ad invocarla come se appartenesse ad altri mondi ?

    saluti
    Marco Masala

  4. Tutto ciò presuppone che un esperto lavori come mediatore, perchè buona parte del cosiddetto conflitto che si è creato è proprio dovuto alla mancanza di regole nel confronto tra le diverse posizioni in campo.

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