Buoncammino, una riflessione collettiva sul rapporto tra Cagliari e il suo carcere


Il mio intervento durante la discussione in Consiglio Comunale relativa alla mozione sulla destinazione d’uso della casa circondariale di Cagliari sita in viale Buoncammino, presentata dai consiglieri Fuoco (FLI) e Mereu (Riformatori), bocciata dal consiglio comunale con 11 voti contrari, 9 favorevoli e 8 astenuti.

Da quando mi ricordo ogni riflessione pubblica sul carcere di Buoncammino sui nostri autorevoli organi di stampa è sempre stato su nuovi utilizzi (sempre più stravaganti e originali): dall’hotel al centro multimediale, dalle residenze alle mense universitarie, dal museo del mare alla casa delle associazioni, dall’housing sociale al coworking.

Per la prima volta è stato il confronto con Franco Corleone, garante dei detenuti del Comune di Firenze, durante l’ultimo incontro del Laboratorio di Partecipazione Politica ad aprire nuovi scenari per me molto più condivisibili. Mai avevo sentito parlare di chi pensa alla costruzione del nuovo carcere di Uta (a  20 km da Cagliari) come una opportunità per riformare l’organizzazione della casa circondariale per tentare di fare in modo che il carcere risponda effettivamente al dettato dell’articolo 27 della Costituzione che parla di “pene che devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Il carcere – “struttura infantilizzante e non responsabilizzante” – oggi incontra troppe difficoltà ad assolvere alla sua funzione rieducativa. Il carcere di Buoncammino non fa eccezione con un preoccupante sovraffollamento (593 detenuti contro una capienza di 476 posti) e con la presenza di un 30% di imputati, reclusi per custodia cautelare che vivono nelle stesse celle dei condannati.

A dicembre il ministro Severino in visita a Cagliari ha confermato che il ministero di Grazia e Giustizia non ha ancora effettuato una scelta  per il futuro di Buoncammino perchè prima di prendere una decisione ha la necessità di conoscere i costi e di sapere quali risultati si vogliono ottenere, sottolineando che dovrà avere un peso importante nella scelta anche la volontà della popolazione.

Per questo auspico che dal dibattito di oggi parta una riflessione collettiva sul rapporto tra Cagliari e il suo carcere, considerando la possibilità di un utilizzo di Buoncammino finalizzato a favorire le attività di reinserimento sociale e lavorativo, di promozione della legalità e di dialogo tra carcere e città.

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