Sulle dichiarazioni programmatiche del sindaco Zedda 2011-2016


| tempo di lettura: 10 minuti |

Cari colleghi consiglieri, assessori, signor sindaco,
i cittadini cagliaritani, con il loro voto, ci hanno chiesto un cambiamento per la nostra città. Un cambiamento di approccio nell’amministrare la cosa pubblica rispetto agli anni in cui il bene comune è stato visto come cosa “di pochi”, come ha ampiamente delineato nelle dichiarazioni programmatiche. Ripensando alla grande responsabilità che gli elettori ci hanno affidato mi piace citare la frase che accompagna questa mia prima esperienza di politica attiva:
‘Se vuoi cambiare il mondo, devi attivare le persone.’
Che il mondo che stiamo vivendo sia da cambiare è sotto gli occhi di tutti. I giovani che da Puerta del Sol a Wall Street, per arrivare tra pochi giorni a Bruxelles, hanno cominciato a esprimere la propria indignazione sono le sentinelle che, con forme diverse, gridano alla politica di svegliarsi.
‘E il cambiamento sarà tanto più profondo quanto più queste persone saranno attive, motivate, creative’
La nostra priorità è attivare tutte le energie positive, le intelligenze, le professionalità e le buone esperienze che già animano la nostra città ma che hanno difficoltà a esprimere il proprio potenziale. Per questo lo sforzo prioritario che spetta a noi consiglieri è trovare nuove modalità di partecipazione affinché la nostra azione politica non sia solo condivisa ma sia accompagnata e stimolata costantemente da un rapporto leale con una cittadinanza attiva.  Finora abbiamo utilizzato questi mesi per lanciare dei messaggi simbolici importanti e nel mentre abbiamo studiato lo stato di fatto e le regole del gioco, e lei, signor sindaco, ha tracciato una rotta significativa per i prossimi cinque anni, adesso però è il momento della concretezza.

A Cagliari un consiglio comunale in gran parte rinnovato e un sindaco, con la sua giunta non solo anagraficamente giovane, sono chiamati a dare risposte ai problemi reali che i nostri concittadini vivono quotidianamente. Siamo chiamati a dare risposte alle povertà e alle schiavitù che ci circondano; siamo chiamati a riaffermare il diritto alla casa,  alla famiglia, alla dignità di ogni persona; siamo chiamati alla difesa e al rispetto delle minoranze; siamo chiamati a una sana accoglienza dello straniero, del diverso: siamo chiamati ad accettare e a promuovere come prassi la convivialità delle differenze (differenze di colore, di razza, di cultura, di religione, di identità sessuale). In questo senso le dichiarazioni programmatiche del sindaco delineano una strada nettamente diversa rispetto alla politica assistenziale della passata amministrazione, che troppe volte ha funzionato più per chi assiste piuttosto che per chi è assistito. Penso a quanto non si è riusciti a fare nei confronti dei nomadi, che ancora oggi vivono in condizioni disumane, nonostante progetti e finanziamenti che avrebbero dovuto aiutare il processo di integrazione.  Penso a quanta poca attenzione finora Cagliari abbia dimostrato verso gli stranieri, a cui per anni è stato anche negato un luogo decoroso in cui professare la propria fede. L’istituzione di una consulta degli immigrati, l’attenzione a progetti di cooperazione e di conoscenza reciproca, l’integrazione attraverso il mondo della scuola come prima esperienza di multiculturalità, la volontà di concedere spazi di culto per le diverse religioni sono azioni concrete che questa amministrazioni metterà in campo.

“Convivialità delle differenze”, dicevo, parole care a don Tonino Bello, che riportano alla mente quanto la diversità non può farci paura, e che ci ricordano che nostro compito è anche dare segnali di attenzione e vicinanza, a quanti oggi vivono discriminazioni ed emarginazione. In questo senso è importante che Cagliari si affianchi a Firenze, Pisa, Livorno, Bolzano, Trento, Perugia e tante altre città in cui sono riconosciute le unioni civili. Per il momento sarà l’istituzione di un registro anagrafico che attesta una situazione di fatto che questi giorni anche l’Istat sta rilevando nel censimento. Senza creare nuovi status sociali che sostituiscano la  famiglia, si lancia un messaggio a quanti non possono sposarsi, perché la legge non glielo consente, ma che progettano davanti alla società un futuro insieme a un compagno di vita anche dello stesso sesso.

Dalle Politiche Sociali agli Affari Generali, altro punto centrale nelle dichiarazioni del sindac è la trasparenza, che si affianca a un serio progetto di informatizzazione della macchina comunale, principio rivoluzionario se applicato a tutta l’attività  del Comune. Trasparenza che grazie alla rete e alle nuove tecnologie ha oggi a disposizione strumenti incredibili per essere resa concreta. La passata amministrazione ha cominciato l’installazione di hotspot per il wifi nei punti strategici della città (per essere pignoli accompagnandoli con cartelli che in inglese annunciano che “Cagliari è libera dal wifi”, quindi sprovvista!), la strada intrapresa era quella giusta e da noi sarà potenziata e semplificata. Trasparenza, legata alla rete, vuol dire avere il coraggio di aprire il più possibile i dati in possesso dell’amministrazione e metterli agevolmente a disposizione dei cittadini: dai dati dei bilanci alla qualità dell’aria, dalla situazione demografica alle concessioni, alle aree nella disponibilità dell’amministrazione. Quest’operazione di open data favorirà la trasparenza delle scelte operate dall’amministrazione, le cui motivazioni potranno essere monitorate da tutti, iniettando così un virus di fiducia tra i cittadini e il Comune; potrà favorire la nascita e lo sviluppo di nuovi servizi realizzati da cittadini e imprese, trasformando così i dati pubblici in occasione di lavoro; stimolerà la promozione di azioni volte all’inclusione digitale e all’alfabetizzazione informatica; attiverà così processi di partecipazione consapevole. Perché la partecipazione sarà una cifra distintiva della nostra azione politica.

Sull’urbanistica, in ultimo, tassello sul quale si son sempre giocate le sorti della città, l’azione si baserà su due pilastri: un sistema di regole chiaro e la riqualificazione del patrimonio esistente e degli spazi pubblici. In una città in cui il  Piano Urbanistico Comunale è stato nel giro di pochissimi anni stravolto da varianti, deroghe e programmi integrati che negli anni passati hanno visto predominare gli interessi privati sull’interesse della collettività, colgo di ottimo auspicio la volontà di ripartire dagli strumenti di pianificazione e programmazione. Con un’azione sinergica di tanti assessorati, coordinati da quello all’Urbanistica, occorre ridare allo sviluppo di Cagliari una direzione che provenga dall’incontro tra la politica e la tecnica, e che non sia lasciata in balia degli interessi dell’imprenditore di turno. Occorre ripartire dalla visione di Cagliari e della sua Area Vasta delineata dai Piani Strategici Comunale e Inter Comunale che sottolineano la straordinaria unicità del carattere ambientale di una città, capoluogo di regione, incastonata tra mare, colli e zone umide in un sistema naturale unico. L’adeguamento del PUC al PPR può essere sfruttato come occasione per la revisione dello strumento urbanistico generale. La revisione del PUC, bistrattato in questi 10 anni, potrà consentire di venire a capo delle annose questioni ancora aperte: il Piano di Utilizzo del Litorale e il futuro di Poetto, Calamosca e Giorgino, Tuvixeddu e il parco archologico della necropoli punica, il Centro storico e i suoi vuoti urbani, la riqualificazione di Sant’Elia e il futuro dello stadio, il Parco di Molentargius e l’abusivismo di Medau su Cramu, il Campus, il ruolo centrale dell’Università e i servizi per i 40.000 studenti universitari che popolano Cagliari, le aree militari dismesse e le esigenze abitative dei cagliaritani che sono costretti a lasciare il perimetro comunale. Tutto questo potrà essere affrontato solo dopo una seria analisi delle reali esigenze e bisogni della città e una valutazione sulle effettive necessità di consumare nuovo suolo e realizzare nuove volumetrie.

Infine, accanto all’urbanistica, l’edilizia e la qualità architettonica. Il Comune dovrà dare risposte alla crisi di professionisti e imprese del settore da una parte con la semplificazione di norme e procedure che ingolfano l’edilizia privata, passando per l’informatizzazione totale del sistema e la riorganizzazione degli uffici, dall’altra con la scelta di rinunciare al monopolio della progettazione interna delle opere pubbliche, che solo apparentemente grava meno sul quadro economico dei lavori, ma optando per concorsi di progettazione e concorsi di idee che stimolano la partecipazione delle professionalità locali e garantiscono un più elevato livello qualitativo.

Con il contributo di quanti hanno a cuore la città, in questi anni Cagliari potrà cambiare e diventare una città in cui la qualità della vita sarà migliorata non con faraonici progetti e investimenti ma grazie alla puntuale e attenta valorizzazione di quelle ricchezze della città che sono gli spazi pubblici di relazione e socializzazione.

Buon lavoro!

Matteo Lecis Cocco-Ortu

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One thought on “Sulle dichiarazioni programmatiche del sindaco Zedda 2011-2016

  1. bravo Matteo, dici sempre cose intelligenti e importanti.
    Far capire ai cittadini cosa il proprio Comune fa per loro è fondamentale.
    riqualificazione del patrimonio esistente e degli spazi pubblici, come da te detto, è una delle cose fondamentali per la nostra città: guardiamo Monte Urpinu……..tutto bloccato e le aree pubbliche concesse ad esclusivo utilizzo, a pagamento per i bambini, di speculatori. I bambini non sanno dove giocare e quei pochi spazi sono oramai diventati pericolosi per gli stessi bambini con recinzioni rotte e pericolanti, manca una manutenzione comunale.E affianco metà zona pubblica, affianco al bar Monte Urpinu, concessa a un solo imprenditore che fa quello che vuole…..anche lasciando ampi spazi chiusi e impraticabili per tutti, bambini e non.
    e così tanti altri posti. Ognuno di noi vede le cose dal suo punto di vista e focalizza l’attenzione per ciò che ritiene più importante. Parlarne in modo trasparente è la cosa più importante.
    Buon lavoro

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