In sintesi, secondo noi | L’estate del cambiamento [XXXI]


Secondo noi, la politica italiana si deve svegliare.

Secondo noi, deve farlo ora.

Secondo noi, può prendere esempio da chi sta cercando di farlo altrove, come ha fatto Rubalcaba, il candidato del Psoe a prima vista del tutto improbabile (qui il discorso all’atto della sua candidatura, qui il video, qui un ottimo commento).

Secondo noi, chi sta all’opposizione deve raccogliere per prima cosa il sostegno di chi non si sente di darlo a nessuno.

Secondo noi, il problema principale è quello della fiducia. Secondo noi, il partito dell’astensione non è un fatto statistico, da convegno, ma il punto di partenza.

Secondo noi, valgono di più le vite dei precari dei vitalizi dei parlamentari. E dei consiglieri, eh.

Secondo noi, metà stipendio farebbe bene ai parlamentari. E dopo un po’ farebbe bene anche smettere.

Secondo noi, i parlamentari li devono scegliere gli elettori, come se fosse davvero, la prossima, un’assemblea costituente: non per via del volemose bene, come la intende qualcuno, ma del livello di qualità.

Secondo noi, si deve partire dalla distanza che c’è e che si allarga tra politici e cittadini.

Secondo noi, chi sta meglio deve aiutare chi sta peggio, perché il primo, e non solo il secondo, starebbe molto meglio di come si sta ora.

Secondo noi, le disuguaglianze sono troppe. E la concorrenza sleale è parente dell’immobilità sociale (e bisogna essere parenti, in ogni caso, altro che merito).

Secondo noi, cambiare si può.

Secondo noi, c’è un posto dove farlo ed è il Pd. Che però deve avere l’intelligenza politica (e la moralità) di farlo. Ora o mai più. Perché si vive una volta sola. E la politica deve essere oggi all’altezza del proprio compito.

Secondo noi, ci vuole più politica, non meno.

Secondo noi, essere popolari non vuol dire essere populisti (e viceversa).

Secondo noi, essere semplici non vuol dire essere banali (e viceversa).

Secondo noi, viceversa, dobbiamo cambiare passo. E non è una critica a qualcuno, chissenefrega delle critiche. E, tutto sommato, anche di quel qualcuno.

Secondo noi, ci vuole un progetto che cambi le cose, che ascolti tutti, ma che non guardi in faccia a nessuno.

Secondo noi, la politica non si fa solo nei partiti, che hanno l’esclusivo compito di trasformarla in un percorso legislativo e in decisioni trasparenti e chiare.

Secondo noi, non sono le donne che hanno bisogno di un partito di sinistra, ma un partito di sinistra che ha bisogno delle donne.

Secondo noi, di tempo ne abbiamo perso fin troppo. Tutti quanti. Non solo quelli che sono lì da sempre, ma anche noi.

Secondo noi, abbiamo perso e fatto perdere troppo tempo anche noi, nel nostro piccolo.

Secondo noi, chi è venuto ad Albinea, ha capito che c’è un posto nel Pd, nella politica, in cui si può discutere di queste cose. In cui si possono piantare le tende (di campeggio si tratta) ed esigere quel cambiamento di cui parlano un po’ tutti, senza che nulla cambi mai. Senza formare un altro partito, senza pensare che tutto si risolva in piazza, senza credere che si possa tornare, insomma, alla democrazia diretta, ma che si debba far funzionare la democrazia rappresentativa, sì, cazzo.

Secondo noi, c’è il vento, ma ci vogliono i mulini. Che lo trasformino in energia di governo.

Secondo noi, i gattopardi si possono smacchiare, ma bisogna essere determinati. E non avere niente da perdere, come la storia di questo Paese ci insegna, dove il fondo del barile è una bella immagine, perché non c’è più fondo e nemmeno il barile (lo hanno scaricato, molto tempo fa).

a cura di Giuseppe Civati e Paolo Cosseddu
in collaborazione con Rita Castellani, Samuele Rocca e Filippo Taddei

http://www.prossimaitalia.it/news/1265/il-libretto-arancione/

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