Ingredienti per il cambiamento | L’estate del cambiamento [XXVII]


Apertura, alla società civilissima che si è manifestata in questi mesi. Trasparenza e leggibilità del sistema politico e delle sue prese di posizione. Spalancare porte e finestre del Palazzo, di questi tempi, è decisivo. Oltre che democratico, s’intende.

 B, per non doverne parlare più e andare oltre, finalmente.

Cittadini, che bisogna rispettare e ascoltare, perché il problema di audio, tipico del centrosinistra, potrebbe riproporsi anche nei prossimi mesi.

Dove va il mondo, perché è arrivato il momento di riflettere sul modello di sviluppo, sulla crisi economica e sul paradigma culturale che ha tenuto banco (e banca) per trent’anni (da prima che arrivasse l’Innominato, a dirla tutta).

 Elementare, perché nella chiarezza e nella puntualità delle proposte, da rivolgere direttamente ai nostri elettori, sta tutto quello di cui abbiamo bisogno. Perché semplicità non è banalità.

 Firmamento, perché le Cinque Stelle non bastano, ma non perché non siano interessanti, perché non sembrano sufficienti a costruire un progetto politico per il Paese.

 Giovani, i ventenni contro il ventennio, per puntare a una politica di nuova generazione, finalmente rappresentativa di chi è abituato a pensare di dover vivere senza casa, senza lavoro e anche senza una politica in cui riconoscersi.

 H, quella che bisogna capire, perché la scuola è un’altra di quelle cose che cambiano il mondo.

 Innovazione, verso le questioni estranee all’agenda politica (l’ambiente al centro dei referendum, ad esempio) e male interpretate in questi anni (su tutte, l’immigrazione e la cittadinanza a Milano, dopo Sucate e Zingaropoli, per intenderci, e dopo che a Torino, Ilda Curti, l’“assessore agli stranieri” è stata eletta a furor di popolo).

 Lealtà, perché la concorrenza leale, in una società come la nostra, è molto vicina all’uguaglianza e alla parità.

 Merito, la parola da utilizzare di meno, e praticare di più.

 Nero, perché il Paese è sommerso dall’evasione e dalla corruzione.

 Orizzonte, perché il provincialismo e le sue chiusure hanno devastato questo Paese.

 Primarie, perché la paura che attraversa il Palazzo deve essere superata con l’entusiasmo dei cittadini. E primarie per scegliere anche, se non soprattutto, i parlamentari, perché del Porcellum si butta via tutto.

 Quorum, perché per raggiungerlo hanno contribuito diversi elementi, anche quelli del partito dell’astensione, e di chi di solito non va a votare alle elezioni ‘normali’.

Rendite, cambiare si può, soprattutto se si passa dall’immobile al mobile, e non solo in senso metaforico. Rendite di posizione, privilegi, clientele, impossibilità di accesso, corporativismo e conformismo sono i veri avversari dell’Italia. Sfidarli è necessario.

 Sud, perché c’è molto da fare per offrire soluzioni di ricambio alla politica del Mezzogiorno.

 Trasformismo, perché gli italiani hanno dimostrato di non apprezzarlo, grazie alla figura e all’opera di Scilipoti, ma non solo.

 Umiltà, perché il ceto politico di quello che è successo in questi mesi ha capito pochissimo. Riconoscerlo potrebbe essere salutare per provare a vincere, consapevolmente, le prossime elezioni politiche. Bisogna saper perdere, ma anche saper vincere, insomma.

 Web, che può essere lo strumento più potente per fare politica sul territorio e nei luoghi di lavoro (e non il contrario, come ci siamo raccontati per troppi anni). Va bene non essere Obama, ma nemmeno il contrario.

 Zungri, l’ultimo Comune italiano in ordine alfabetico, perché si vince soprattutto se si arriva alla provincia più profonda. E siccome tradizionalmente la montagna, con i suoi voti, non arriva al centrosinistra, è il caso che il centrosinistra si rivolga alla montagna. Perché i sondaggi dicono che è anche un problema di altitudine.

Giuseppe Civati, L’Espresso, edizione online, 20 giugno 2011

a cura di Giuseppe Civati e Paolo Cosseddu
in collaborazione con Rita Castellani, Samuele Rocca e Filippo Taddei

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Ingredienti per il cambiamento

 

Giuseppe Civati, L’Espresso, edizione online, 20 giugno 2011

 

Apertura, alla società civilissima che si è manifestata in questi mesi. Trasparenza e leggibilità del sistema politico e delle sue prese di posizione. Spalancare porte e finestre del Palazzo, di questi tempi, è decisivo. Oltre che democratico, s’intende.

 

B, per non doverne parlare più e andare oltre, finalmente.

 

Cittadini, che bisogna rispettare e ascoltare, perché il problema di audio, tipico del centrosinistra, potrebbe riproporsi anche nei prossimi mesi.

 

Dove va il mondo, perché è arrivato il momento di riflettere sul modello di sviluppo, sulla crisi economica e sul paradigma culturale che ha tenuto banco (e banca) per trent’anni (da prima che arrivasse l’Innominato, a dirla tutta).

 

Elementare, perché nella chiarezza e nella puntualità delle proposte, da rivolgere direttamente ai nostri elettori, sta tutto quello di cui abbiamo bisogno. Perché semplicità non è banalità.

 

Firmamento, perché le Cinque Stelle non bastano, ma non perché non siano interessanti, perché non sembrano sufficienti a costruire un progetto politico per il Paese.

 

Giovani, i ventenni contro il ventennio, per puntare a una politica di nuova generazione, finalmente rappresentativa di chi è abituato a pensare di dover vivere senza casa, senza lavoro e anche senza una politica in cui riconoscersi.

 

H, quella che bisogna capire, perché la scuola è un’altra di quelle cose che cambiano il mondo.

 

Innovazione, verso le questioni estranee all’agenda politica (l’ambiente al centro dei referendum, ad esempio) e male interpretate in questi anni (su tutte, l’immigrazione e la cittadinanza a Milano, dopo Sucate e Zingaropoli, per intenderci, e dopo che a Torino, Ilda Curti, l’“assessore agli stranieri” è stata eletta a furor di popolo).

 

Lealtà, perché la concorrenza leale, in una società come la nostra, è molto vicina all’uguaglianza e alla parità.

 

Merito, la parola da utilizzare di meno, e praticare di più.

 

Nero, perché il Paese è sommerso dall’evasione e dalla corruzione.

 

Orizzonte, perché il provincialismo e le sue chiusure hanno devastato questo Paese.

 

Primarie, perché la paura che attraversa il Palazzo deve essere superata con l’entusiasmo dei cittadini. E primarie per scegliere anche, se non soprattutto, i parlamentari, perché del Porcellum si butta via tutto.

 

Quorum, perché per raggiungerlo hanno contribuito diversi elementi, anche quelli del partito dell’astensione, e di chi di solito non va a votare alle elezioni ‘normali’.

 

Rendite, cambiare si può, soprattutto se si passa dall’immobile al mobile, e non solo in senso metaforico. Rendite di posizione, privilegi, clientele, impossibilità di accesso, corporativismo e conformismo sono i veri avversari dell’Italia. Sfidarli è necessario.

 

Sud, perché c’è molto da fare per offrire soluzioni di ricambio alla politica del Mezzogiorno.

 

Trasformismo, perché gli italiani hanno dimostrato di non apprezzarlo, grazie alla figura e all’opera di Scilipoti, ma non solo.

 

Umiltà, perché il ceto politico di quello che è successo in questi mesi ha capito pochissimo. Riconoscerlo potrebbe essere salutare per provare a vincere, consapevolmente, le prossime elezioni politiche. Bisogna saper perdere, ma anche saper vincere, insomma.

 

Web, che può essere lo strumento più potente per fare politica sul territorio e nei luoghi di lavoro (e non il contrario, come ci siamo raccontati per troppi anni). Va bene non essere Obama, ma nemmeno il contrario.

 

Zungri, l’ultimo Comune italiano in ordine alfabetico, perché si vince soprattutto se si arriva alla provincia più profonda. E siccome tradizionalmente la montagna, con i suoi voti, non arriva al centrosinistra, è il caso che il centrosinistra si rivolga alla montagna. Perché i sondaggi dicono che è anche un problema di altitudine.

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