Dall’immobile al mobile | L’estate del cambiamento [XXV]


Quando l’ultimo governo Prodi abolì l’Ici sulla prima casa nei confronti delle fasce più deboli, fu un atto di giustizia: perché è giusto che chi ha risparmiato per acquistarne una, e ci vive, non debba pagarci sopra le tasse per tutta la vita.

Detto questo, in Italia sono registrati 60 milioni di immobili: più di uno a persona. Si parla tanto della tassazione sulle transazioni e sulle rendite finanziarie, che è un tema sacrosanto, ma la realtà è che in questo Paese, chi ha i mezzi, non investe in nulla che crei lavoro e benessere. Investe in mattoni, e in cemento. Anzi, addirittura si arriva al paradosso di dover costruire sempre più, solo perché si devono investire i capitali. Ebbene, tutto questo deve finire: chi ha soldi da investire e sceglie di spenderli comprandosi 50 garage lo fa legittimamente, ma in questo modo non crea ricchezza per nessuno, se non per se stesso. Le società immobiliari che possiedono mille appartamenti nel centro di Milano, e che perdipiù li tengono vuoti perché tanto anche disabitati li possono mettere a bilancio, evidentemente fanno bene i loro interessi, ma non fanno per niente quelli del Paese. E quindi devono essere tassati di più: sensibilmente di più.

Se questo divenisse un Paese in cui la ricchezza viene investita in lavoro, in ricerca e in sviluppo, anziché in mattoni, avremmo risolto tutti i nostri problemi. E se chi oggi specula sugli immobili non lo capisce da solo, la leva fiscale è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per fargli cambiare idea. Risolvendo, d’un colpo, più d’un problema: quello dell’evasione, poiché gli immobili sono fermi per definizione, e quindi è difficile celarli, e quello del gettito, stabilendo con i cittadini un patto chiaro che porti nelle tasche di chi lavora, alla fine dell’anno, la ridistribuzione di quanto raccolto. Spostando il peso da chi lavora e produce, nell’interesse di tutti, a chi possiede e basta.

a cura di Giuseppe Civati e Paolo Cosseddu
in collaborazione con Rita Castellani, Samuele Rocca e Filippo Taddei

http://www.prossimaitalia.it/news/1265/il-libretto-arancione/

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