Ora tocca a noi | Matteo Arisci


“Ora tocca a noi” sono quattro semplici parole che si possono gridare con orgoglio. Non sono l’ennesima frasetta usa e getta da cestinare il giorno dopo i risultati.

Quattro parole che legano la vittoria di Massimo Zedda nel primo turno, insieme ad altri numerosi esempi isolani e “continentali”. Uno slogan trasformatosi in una missione da compiere e che accomuna esperienze distanti e vicine, grandi e piccole ma rese assimilabili dall’impegno di tutti, da una spinta collettiva.

“Ora tocca a noi” non vuol dire semplicemente “ora dobbiamo recarci a votare”.

“Ora tocca a noi” è una decisione. E’ una scelta. E’ una presa di coscienza. Vuol dire “d’ora in poi deve toccare a noi”. La generazione senza futuro si sta mobilitando per costruirselo.

Il risultato di questa presa di coscienza è sconvolgente: le vecchie certezze e le vecchie logiche crollano.

“Ora tocca a noi” lo hanno gridato i giovani che hanno lanciato Pisapia verso il ballottaggio. La campagna del candidato a Milano è partita dalla mobilitazione e dal recupero di un seguito che della politica si era stancato. Così aveva fatto anche Boeri a cui va il merito di aver lavorato fianco a fianco col candidato di Sel una volta perse le primarie (è così che deve funzionare).

“Ora tocca a noi” testimonia una prova di coraggio come quella di Salvatore Scalzo, 27 anni, cervello in fuga all’estero e tornato nella sua Catanzaro per diventare sindaco col centro-sinistra. Non c’è riuscito purtroppo. Eppure ha dato un esempio importantissimo nel “profondo Sud” dimostrando che si può ancora lottare, e che se si perde ci si rialza.

“Ora tocca a noi” è voglia di abbandonare logiche e abitudini malsane e trovare nuovi metodi, degni della parola “Democrazia”, come nel caso di un piccolo paesino della nostra isola, San Giovanni Suèrgiu. La lista Meglio Giovani, guidata da Chicco Palmas, ha vinto le comunali contro altre 4 liste, organizzando dibattiti in tutte le piazze, in tutti i rioni e nelle frazioni del paese, raccontando e portando avanti proposte nuove ai concittadini ma partendo da un consiglio di un grande vecchio del passato, il Presidente Pertini, che nel suo famoso appello ai ragazzi ricordava “onestà e coraggio”.

“Ora tocca a noi” non si riferisce semplicemente ai giovani “anagraficamente”. “Ora tocca a noi” riguarda i “nuovi adulti”, figli di questo mondo globalizzato, capaci di interpretarlo e viverlo, perfettamente in grado di tirare fuori coraggio, entusiasmo e idee nuove. Massimo Zedda è il nuovo adulto che ha “capitanato” una coalizione con uno sbalorditivo numero di sostenitori che con lui stanno sconvolgendo positivamente questa campagna elettorale.

“Ora tocca a noi” non è più solo uno slogan. E’ molto di più. E’ la dimostrazione che le cifre folli spese per tappezzare la città con orribili santini e per intasare le strade di Cagliari con i furgoni-poster, non sono più abbastanza. Le marchette dell’Unione Sarda e gli assist del governo regionale (tipo “Se vince Fantola ci sono pronti i soldi per il programma”) non bastano. I loschi personaggi che si avvicinano ai seggi in cerca di qualche voto dell’ultima ora, “trombati” dai giovani che si organizzano, parlano, creano, progettano, convincono, votano.

E’ una poiesis fresca e vivace di fronte alle quali le vecchie certezze della politica clientelare stanno vacillando e si erodono come castelli di sabbia. Saltano pure i tatticismi, le somme di partiti, le elucubrazioni sulle percentuali, i grigi “do ut des”.

Si era partiti qualche mese fa, in tutta Italia, con la domanda “Se non ora quando”?

E’ arrivata una risposta chiara e tonda: “Ora tocca a noi”. Lo grideremo nei prossimi giorni per rendere chiaro a tutti i nostri concittadini che Cagliari sta cambiando.

Matteo Arisci


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