Come vivere gli spazi pubblici


Cagliari ha bisogno di riscoprire e ricominciare a vivere i suoi spazi pubblici. Un’amministrazione comunale legata solo a pochi interessi ha trascurato in tutti questi anni di coinvolgere gli abitanti nella progettazione degli spazi collettivi della città, relegando i cittadini al ruolo di consumatori e proponendo modelli formali e funzionali imposti dall’alto. L’esclusione sostanziale dei cittadini dalle scelte che riguardano gli spazi pubblici dei propri quartieri è sfociata in proteste continue e sprechi inaccettabili di denaro pubblico. Gli esempi della piazza di via Manzoni e di piazzetta Maxia sono ancora freschi nella memoria di tutti noi.

L’Unione Europea continua a consigliarci di imparare dalle buone pratiche già sperimentate negli altri Paesi. Per farlo finanzia progetti e programmi transfrontalieri. Il Comune di Cagliari finora non è stato bravo a sfruttare queste opportunità. Ma per fortuna diversi ragazzi e associazioni, forti del desiderio di migliorare la propria città, negli ultimi anni hanno dato vita ad esperienze sane, creative e auto-organizzate che hanno mostrato la voglia di riappropriarsi di quegli spazi collettivi sempre più negati da una politica comunale legata all’interesse privato e al mito dell’automobile.

In risposta all’invasione della nostra città da parte delle auto, alcuni artisti e architetti hanno promosso I Park Art: un progetto di guerriglia creativa urbana che promuove la ri-appropriazione dello spazio pubblico attraverso l’azione artistica. Anche a Cagliari l’arte ha preso il posto delle macchine, realizzando una galleria temporanea a cielo aperto nel parcheggio a pagamento di via Cammino Nuovo.

Da ottobre è sbarcato a Cagliari lo Slam!, un movimento nato negli Stati Uniti e diffuso un po’ in tutto il mondo: ci si ritrova in un bar o in uno spazio pubblico e chiunque può partecipare, leggendo, recitando o cantando qualcosa di originale e che duri non più di 7 minuti. In risposta all’offerta culturale proposta dal comune di Cagliari quattro ragazzi sono riusciti a creare uno spazio intrigante di libera espressione creativa che da 25 settimane anima il centro storico della città.

Ed è di oggi la notizia che alla prima Biennale dello Spazio Pubblico organizzata a Roma dall’Istituto Nazionale di Urbanistica il collettivo Sardarch Architettura presenterà il progetto di partecipazione urbana Stampaxi Wall, una riflessione creativa contro l’immobilismo di un’amministrazione che in 15 anni non è riuscita a trovare i modi per far rivivere un buco nero nel suo centro storico, come il vuoto urbano di via Fara a Stampace.

Esiste quindi un altro modo per costruire una città. In tutto il mondo oggi la progettazione partecipata è una realtà, e rappresenta il futuro per intervenire efficacemente nelle nostre città.

Cagliari può migliorare grazie alla partecipazione attiva dei cittadini, ed esperienze come I Park Art, Slam! e Stampaxi Wall ci raccontano che è possibile un altro modo di vivere gli spazi collettivi della nostra città. Basta volerlo.

*Matteo Lecis Cocco Ortu
Ingegnere. Candidato al Consiglio comunale di Cagliari nella Lista PD

tratto da Sardegna Democratica
http://www.sardegnademocratica.it/ambiente/come-vivere-gli-spazi-pubblici-1.20435

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