Difendere le coste in Sardegna è inutile?


La Conservatoria delle Coste è l’agenzia della Regione Sardegna che si occupa della gestione integrata delle aree costiere dell’Isola, seguendo i principi sanciti dal Protocollo ICZM delle Nazioni Unite. La Conservatoria è stata concepita nel 2005 sul modello del Conservatoire du Littoral francese, che gestisce 860 km di aree costiere, del National Trust inglese, per la sua funzione di gestione efficiente del patrimonio culturale pubblico, e come strumento al servizio della Regione per individuare buone pratiche di gestione costiera e proporre agli enti locali modelli per portare avanti le strategie previste dal piano paesaggistico regionale. Per poter agire con maggiore autonomia ed efficacia nel 2007 è stata trasformata in Agenzia, e ha iniziato ad operare a pieno ritmo solo a metà 2008 con l’assegnazione dei primi funzionari e collaboratori dedicati.

Fin da subito l’Agenzia è riuscita ad attrarre un gran numero di giovani professionisti sardi che dopo esperienze di alta formazione in diverse parti d’Europa hanno scelto di investire le proprie energie in un progetto altamente innovativo e in cui hanno riconosciuto una valida opportunità per poter effettivamente essere utili alla propria Isola. Si sono trovati davanti un’Agenzia pubblica in cui l’età media di dipendenti e collaboratori è sorprendentemente di 34 anni (compreso il direttore) e in cui le dinamiche degenerative da “ente pubblico” sono fortemente attenuate.

L’integrazione di competenze specialistiche all’interno dei gruppi di lavoro multidisciplinari interni alla Conservatoria assume un valore inestimabile, così come le sinergie che si vengono a creare da parte di chi lavora ogni giorno per dimostrare che è possibile anche per la Sardegna uno sviluppo realmente sostenibile, basato sulla ferma convinzione che il bene comune e l’uso pubblico delle coste siano predominanti rispetto ai singoli interessi privati. Architetti, ingegneri, geologi, biologi marini, progettisti europei, esperti in turismo e comunicazione sono rientrati in Sardegna accettando contratti precari per condividere un progetto e un modo di lavorare in cui lo sguardo è fisso sul futuro che immaginano per la loro isola ma in cui i piedi sono saldamente attaccati al terreno e alla concretezza delle azioni da portare avanti.

In quest’anno e mezzo di attività le energie della Conservatoria sono state impiegate in diversi progetti sia materiali (recuperi, restauri, messe in sicurezza) che immateriali (campagne di sensibilizzazione, concorsi di idee, attività con le scuole), di cui due sono emblematici del grosso impatto anche simbolico che le attività dell’Agenzia possono avere sull’Isola. Il primo riguarda la valorizzazione (non solo nell’accezione monetaria del termine) del patrimonio costiero di proprietà della Regione che le è stato affidato, con particolare attenzione al recupero, non solo fisico, delle fortificazioni costiere, le sentinelle del mare che caratterizzano il paesaggio e l’immaginario storico di ampi tratti di costa di un’isola che nei secoli è sempre stata terra di conquista. Il secondo è l’ambizioso programma di valorizzazione dell’ex isola carcere dell’Asinara, da troppi anni lasciata ad un anarchico abbandono frutto di una politica di deregolamentazione e consapevole non-pianificazione. Sull’isola, da 130 giorni occupata dai cassintegrati del polo industriale di Porto Torres, si è iniziata una attenta opera di ricucitura istituzionale fra le tante competenze presenti sull’Asinara e si è proposto un piano di recupero per le strutture che nella loro intensa storia hanno ospitato Curcio e Riina, Falcone e Borsellino.

Si chiede ora una presa di coscienza collettiva di fronte alla proposta della Giunta regionale che ne prevede la cancellazione.

Una cancellazione senza effettivi e dimostrati risvolti di economicità (è un’agenzia con un bilancio regionale annuale di “appena” 1,5 milioni di euro, a fronte di oltre 4 milioni di euro di fondi europei e nazionali catalizzati), e che comporterebbe la perdita del posto di lavoro per i 10 collaboratori che sono rientrati in Sardegna per portare avanti i progetti della Conservatoria.

La Sardegna per la sua conformazione geografica e la posizione strategica nel Mediterraneo non può fare a meno di considerare le sue coste come un patrimonio limitato, la cui salvaguardia e valorizzazione deve essere alla base di qualsiasi modello di sviluppo, che non può prescindere dall’uso pubblico di tale patrimonio. Aver creato una apposita Agenzia pone la Sardegna all’avanguardia e la rende protagonista del dibattito sul futuro delle coste mediterranee che nel 2025 ospiteranno 550 milioni di abitanti, secondo il Plan Bleu delle Nazioni Unite. La Conservatoria è per questo già studiata come caso paradigmatico per la gestione integrata e la salvaguardia di uno dei beni più fragili che abbiamo: il paesaggio costiero, nell’accezione di paesaggio della Convenzione Europea del Paesaggio, che coniuga le questioni legate all’ambiente naturale, allo sviluppo economico, all’urbanistica e agli aspetti sociali e culturali. Possiamo ancora salvare la Conservatoria?

* SARDARCH è un laboratorio di ricerca di giovani architetti sardi.

tratto da Lo Spazio della Politica
http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/07/difendere-le-coste-in-sardegna-e-inutile-2/

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