Giovani Democratici, ne abbiamo davvero bisogno?


Ha ancora senso parlare di sezione giovanile di un partito? Il Partito Democratico ha davvero bisogno di convogliare le energie e gli entusiasmi dei suoi giovani all’interno di una sezione giovanile?
Sicuramente la tradizione vuole che nella strutturazione del partito sia prevista una sezione dedicata ai giovani in cui possano farsi le ossa rispetto a ciò che significa militare in un partito. Una sezione riservata, nel caso dei Giovani Democratici, agli “under 30” con i suoi organi di rappresentanza, la sua organizzazione gerarchica e le sue dinamiche politiche interne.
Questo tipo di organizzazione, vista da chi ha poca dimestichezza con le strutture di partito, sembra un’ottima pensata per fare in modo che i giovani continuino a stare sempre lontani dalle stanze dei bottoni della politica. Voi giovani frequentate, militate, fate massa critica, giocate a fare la politica con i vostri segretari cittadini, provinciali, regionali, anche nazionali. Fate le assemblee, discutete appassionatamente su questioni di forma e di sostanza. Incontratevi con gli altri giovani democratici d’Italia, magari anche d’Europa, così vedete che il vostro respiro è internazionale. Ma quando c’è da scendere in campo,in campo ci scendiamo noi, tu impara e finalmente quando io diventerò “senatore a vita”, tu avrai la possibilità di dire la tua, quando il tuo modo di pensare sarà vecchio e non si sarà cambiato nulla. Noi mentre tu cresci, decidiamo le linee del partito, quando decidiamo chi far eleggere. Magari ogni tanto ai più bravi di voi, a quelli che hanno capito meglio come funziona il partito glielo diamo un posto nelle liste elettorali. Voi Giovani Democratici sarete ricompensati, in fondo non è solo un gioco il vostro. Ma non rompeteci troppo i coglioni.
Ragazzi è il momento di svegliarsi, deve finire il tempo in cui ci fanno fessi e contenti. Prodi dice che i giovani debbano prendere a calci gli attuali politici e farsi spazio. Lui non pensa sicuramente alle giovanili,ma ai circoli,quelli veri,dove si decide e si fa politica. E’ li che bisogna inserirsi e se c’è da farsi spazio con la forza,bisogna farlo.
Un partito contemporaneo quale vuole essere il PD, in cui gli incarichi di dirigenza, responsabilità e rappresentanza sono in mano a chi i 30 li ha passati da un po’, probabilmente ha maggiore necessità di confronto intergenerazionale. Ha probabilmente più bisogno di strutture organizzative e luoghi di incontro in cui la discriminante non sia l’età anagrafica, ma la competenza.
Io immagino un partito in cui uno specializzando che entra nel mondo del lavoro (per quanto voglia continuare a essere giovane a vita) possa confrontarsi da pari con quella classe dirigente del suo partito che dovrà decidere la linea su quello che sarà il suo ambito lavorativo. In cui gli studenti che vivono sulla propria pelle i drammi di una politica sull’istruzione che da troppi anni ha visto drasticamente crollare i propri standard qualitativi possa entrare in diretto contatto con chi si troverà a gestire le sorti politiche di un mondo che lo riguarda in prima persona. Un partito che tenga conto che negli Stati Uniti Jon Favreau era speechwriter capo del Senatore Barak Obama a 26 anni.
È possibile che il PD non abbia trovato altro modo per convogliare le forze di tanti giovani carichi di entusiasmo e voglia di fare se non quella di creare una struttura parallela in cui parcheggiarli in attesa che siano pronti per la politica vera?
Se è vero, come è stato ampiamente dimostrato, che la fiducia gioca un ruolo chiave nelle dinamiche sociali ed economiche della nostra società e che siamo tanto più affidabili quanto più percepiamo che gli altri hanno fiducia in noi, perché il Partito Democratico non fa un passo verso i giovani dimostrando quanto vuole effettivamente investire sulle loro competenze?

Matteo Lecis Cocco-Ortu, Stefano Murroni, Francesca D’Agostino

tratto da Sardegna Democratica
http://www.sardegnademocratica.it/index/culture/articolo/24734/giovani-democratici-ne-abbiamo-davvero-bisogno-.html

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