Un fine settimana intenso ci aspetta: partenza alle 14 dal parcheggio del Mediterraneo per una due giorni in Ogliastra dove concluderemo la seconda edizione del Laboratorio di Partecipazione Politica parlando di ambiente, energie rinnovabili e soprattutto eolico grazie alla collaborazione di Claudia Porcu e Gianluca Ruggeri.
Saremo a Jerzu dove Gianluigi Piras corre per la carica di sindaco dopo il suo mandato da coraggioso assessore che non ha avuto paura di prendere posizione contro l’omofobia quando il tema era molto meno discusso rispetto a oggi e che organizza ogni anno una delle manifestazioni eno-gastronomico-culturali più interessanti della Sardegna: chi di voi non è mai stato a Calici di stelle?!?
E sabato pomeriggio alle 18,30 sarà con noi Pippo Civati, l’unico deputato democratico (insieme all’indipendente Davide Mattiello) a non aver votato la fiducia al governo “Alfetta” (Alfano-Letta) e che è candidato per la segreteria nazionale del Partito Democratico, fuori dalle correnti che lo stanno stritolando e aperto verso tutto quello di cui i dirigenti PD oggi sembrano avere paura: i movimenti, la Rete, le critiche, la cultura, Sel.
Questo post è un invito a tutti, perchè so che la curiosità è tanta soprattutto nei confronti di Civati che coerentemente da tempo sta lavorando per costruire quel Partito Democratico che è raccontato dal nostro statuto e che non sia la stanca sommatoria di storie passate (ex PCI, ex DC, ex Liberali etc etc).
Vi lascio come assaggio il suo intervento a chiusura dell’iniziativa Il nostro tempo, a Bologna ormai un anno e mezzo fa, da cui devo ammettere è scaturita gran parte della carica che questi due anni mi hanno portato a lavorare con tanto impegno per il Partito Democratico.
“Se soffia il vento, ci vogliono i mulini, che trasformino quella forza della natura e dell’indignazione in una straordinaria energia di governo. Se lo si lascia soffiare, diventa bufera, e tende a spazzare via tutto. Se invece lo si accompagna e lo si governa, in qualche modo, e lo si rende energia di governo, allora sì che si interpreta un ruolo politico” Pippo Civati.
Ci vediamo sabato, perchè le cose cambiano però dobbiamo essere noi a farlo!
E’ di ieri la notizia che Papa Francesco a settembre ha deciso di visitare Cagliari annunciandolo con quelle belle parole che ricordano il legame tra Buenos Aires e la nostra città che tanti di noi hanno visto con emozione.
Oggi Papa Francesco condanna con forza “la corruzione tentacolare e l’evasione fiscale egoista” nel suo discorso ai nuovi Ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo e Botswana. Un discorso in cui denuncia la logica del consumo e ripone al centro la dimensione etica dell’uomo anche in una società in cui, come la solidarietà che è il tesoro dei poveri, l’etica da fastidio: “È considerata controproducente: come troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere; come una minaccia, perché rifiuta la manipolazione e la sottomissione della persona”. Da leggere con attenzione.
Signori Ambasciatori, l’umanità vive in questo momento come un tornante della propria storia, considerati i progressi registrati in vari ambiti. Dobbiamo lodare i risultati positivi che concorrono all’autentico benessere dell’umanità, ad esempio nei campi della salute, dell’educazione e della comunicazione. Tuttavia, va anche riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste. Alcune patologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche; la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso. Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell’accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del primato dell’uomo! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,15-34) ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano.
La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto.Questa deriva si riscontra a livello individuale e sociale; e viene favorita! In un tale contesto, la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente, contraria alla razionalità finanziaria ed economica. Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre, l’indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale ed i cittadini dal loro potere d’acquisto reale. A ciò si aggiungono, oltretutto, una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista che hanno assunto dimensioni mondiali. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti.
Dietro questo atteggiamento si nasconde il rifiuto dell’etica, il rifiuto di Dio. Proprio come la solidarietà, l’etica dà fastidio!È considerata controproducente: come troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere; come una minaccia, perché rifiuta la manipolazione e la sottomissione della persona. Perché l’etica conduce a Dio, il quale si pone al di fuori delle categorie del mercato. Dio è considerato da questi finanzieri, economisti e politici, come non gestibile, Dio non gestibile,addirittura pericoloso perché chiama l’uomo alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da ogni genere di schiavitù. L’etica – un’etica non ideologica naturalmente – permette, a mio parere, di creare un equilibrio e un ordine sociale più umani. In questo senso, incoraggio gli esperti di finanza e i governanti dei vostri Paesi a considerare le parole di san Giovanni Crisostomo: «Non condividere con i poveri i propri beni è derubarli e togliere loro la vita. Non sono i nostri beni che noi possediamo, ma i loro» (Omelia su Lazzaro, 1, 6 : PG 48, 992D).
Cari Ambasciatori, sarebbe auspicabile realizzare una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica salutare per tutti. Questa tuttavia richiederebbe un coraggioso cambiamento di atteggiamento dei dirigenti politici. Li esorto ad affrontare questa sfida, con determinazione e lungimiranza, tenendo conto naturalmente della peculiarità dei loro contesti. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri; ma il Papa ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverlo. Il Papa esorta alla solidarietà disinteressata e a un ritorno dell’etica in favore dell’uomo nella realtà finanziaria ed economica.
La Chiesa, da parte sua, lavora sempre per lo sviluppo integrale di ogni persona. In questo senso, essa ricorda che il bene comune non dovrebbe essere una semplice aggiunta, un semplice schema concettuale di qualità inferiore inserito nei programmi politici. La Chiesa incoraggia i governanti ad essere veramente al servizio del bene comune delle loro popolazioni. Esorta i dirigenti delle realtà finanziarie a prendere in considerazione l’etica e la solidarietà. E perché non potrebbero rivolgersi a Dio per ispirare i propri disegni? Si formerà allora una nuova mentalità politica ed economica che contribuirà a trasformare la dicotomia assoluta tra la sfera economica e quella sociale in una sana convivenza.
101 pugnalate che feriscono quasi a morte la bandiera del PD. E l’incoraggiamento di tantissimi ad andare avanti nel resettare un partito che ha perso il contatto con la realtà, con il centrosinistra che ha costruito per anni, e a cui i suoi miopi dirigenti hanno deciso di voltare le spalle per rifugiarsi nell’opprimente abbraccio di Berlusconi.
101 franchi tiratori che hanno pugnalato il fondatore dell’Ulivo e il loro disprezzo per il progetto di un partito in cui in fondo non hanno forse mai creduto, ancora inspiegabilmente legati alle proprie origini e fondazioni di provenienza.
Qualcuno pensa che quanto successo i giorni scorsi si possa dimenticare in fretta per ripartire da un governo guidato dal Partito Democratico, ma la strada intrapresa non è comprensibile, come ho paura ancor meno saranno comprensibili molte scelte che la classe dirigente democratica compirà i prossimi giorni senza alcuna cura delle grida della sua stessa base, preoccupata e attonita per quanto pochi strateghi hanno cucinato per l’Italia.
L’incoraggiamento di tantissimi cittadini democratici nelle piazze della nostra città è lo stimolo più grande ad andare avanti nel costruire dentro il partito democratico un luogo in cui ascoltare e interpretare il bisogno di chiarezza e serietà dei nostri elettori, la responsabilità è grande. Buon 25 aprile.
I #partigiani del Copernico e la bandiera #PD con le 101 pugnalate // #resistenza #libertà #25aprile
Dopo l’unanime voto assembleare per candidare Prodi alla Presidenza della Repubblica e successivo e inqualificabile “impallinamento” nel segreto dell’urna, siamo di fronte ad un partito di troppi maramaldi (101!), che grazie al nostro voto alle primarie e alle elezioni politiche di febbraio ci rappresentano in Parlamento.
Ci vergognamo di loro e, amareggiati e offesi dal loro comportamento irresponsabile, esigiamo di conoscere uno per uno i loro nomi.
Questi omuncoli pusillanimi che hanno “sfregiato” proditoriamente non solo il Segretario ma l’intero Partito, debbono però rispondere ai loro elettori e ai militanti dei loro territori.
Abbiano un sussulto di dignità e confessino!
È un fatto politico pregiudiziale e dirimente che deve arginare ed impedire ogni altra futura infamante deriva del Partito Democratico.
Fino a quando questi (mezzi) uomini mascherati non usciranno allo scoperto non dovrà esserci in alcuna sede ufficiale alcun appoggio ad un governo presieduto da un dirigente del Partito Democratico.
Sei d’accordo?
Il più giovane e il più anziano tra i consiglieri PD al Comune di Cagliari, Matteo Lecis Cocco Ortu (anni 30) e Tanino Marongiu (anni 71)
*Lettera inviata anche ai Parlamentari del Partito Democratico che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama
E siccome non siam mica qua a far tornei di ruzzle, ci vediamo sabato alle 18,30 in via Emilia con tutti quelli che hanno in mente un partito democratico diverso da quello che abbiamo di fronte: IL PD CHE VORREI AL #LAB2013
“Connotare l’immagine della città di Cagliari come città universitaria aperta ed internazionale… fulcro di incontri e relazioni, di scambi di idee, conoscenze e innovazione.”
Quando mi stavo laureando in ingegneria edile-architettura qua a Cagliari erano queste le riflessioni e gli obiettivi che venivano inseriti nel Piano Strategico Comunale. A distanza di 6 anni, come cittadino e amministratore, confrontandomi con tanti studenti universitari non mi sembra che sia cambiato tanto rispetto agli anni in cui ho frequentato l’ateneo come studente, e per questo la mia preoccupazione, e il mio auspicio, è che da incontri come questo partano azioni concrete in quella direzione.
Perchè a tutti piace parlare, agire è più complesso. Siamo qua oggi Comune, ERSU e Università per sancire la volontà comune di agire.
I numeri continuano a dire che Cagliari è una città in cui il peso degli studenti è importante: 31.000 iscritti di cui circa 14.000 fuori sede e 7.000 pendolari. Una recente ricerca ha stimato che mediamente e mensilmente uno studente fuori sede spende al mese circa 600 euro (esattamente 607,50 €) di cui un terzo per l’affitto (217,50 €), parte per le spese per la casa (96,90 €) e per le spese generali (293,30 €) – trasporti, libri, divertimenti, svago, sport, abbigliamento. Cifra che moltiplicata per il numero di studenti fuori sede rappresenta un indotto per Cagliari di oltre 8 milioni di euro ogni mese, per un totale di quasi 100 milioni di euro ogni anno.
Nonostante questo, per molti versi, gli studenti universitari sono ancora invisibili in città. Per questo è importante rispondere alle sollecitazioni del presidente del consiglio degli studenti in particolare riguardo al tema della cittadinanza studentesca perchè obiettivo primario del sistema formativo dovrebbe essere formare cittadini consapevoli e attivi nella società, offrendo perciò agli studenti servizi importanti per integrarsi nella vita cittadina.
Per punti:
trasporto pubblico più efficiente, con una riorganizzazione delle linee degli autobus a servizio dei poli universitari e di biblioteche, mense e residenze; un servizio di autobus notturno, abbonamenti che siano di 12 mesi e non 10;
potenziamento della rete wi-fi;
biblioteche con orari prolungati e notturni;
spazi per eventi, iniziative e attività come stimolo all’associazionismo universitario (penso per questo agli spazi del grande “parco urbano stroico culturale-ambientale” che collega tutti i poli universitari del centro città da Castello, alla fossa di San Guglielmo , all’Ospedale Civile, l’orto botanico, l’anfiteatro romano, il polo giuridico, fino a Buoncammino con il polo di ingegneria e lettere)
carta dei servizi (giustamente chiamata “Tessera UniCa” dal consigliere Marongiu) per favorire l’accesso all’offerta integrata di servizi culturali, sportivi, sanitari, di trasporto e svago;
alloggi che in troppi casi sono inadeguati rispetto a prezzi e soprattutto a condizioni di vita di tanti studenti.
Infine un aspetto a cui tengo molto: l’internazionalizzazione. La mia generazione di studenti universitari è la prima che ha avuto la possibilità di vivere esperienze di scambi e di studio al di fuori della Sardegna grazie ai programmi europei e regionali (Erasmus in primis fino al Master & back poi) e alle compagnie aeree low cost che hanno reso queste esperienze più sostenibili per sempre più studenti.
Chiudo quindi con questo aspetto, perchè l’università, così come la città, è luogo per eccellenza di scambi, di ricerca e di confronto. Ma l’università, come la città, è spesso governata da sistemi di potere chiusi, in cui vigono logiche di conservazione e scarsamente attente al merito e ai cambiamenti. L’apertura all’esterno – declinata in accoglienza per gli studenti stranieri e impulso ad inviare gli studenti cagliaritani a fare esperienze internazionali – è per me quello stimolo che può positivamente contaminare un sistema che ha continuo bisogno di innovazione e collaborazione..
Per questo auspico che dalle parole del piano strategico la nostra amministrazione dimostri con i fatti la necessità di un cambiamento nel rapporto tra Cagliari e la sua università.
NB: su twitter (hashtag #opencagliari) puoi rileggere la diretta tweet del dibattito a cui è stato inspiegabilmente assente tutto il centrodestra che, dietro una vuota polemica innescata da Giuseppe Farris, PDL, non è intervenuto durante le 3 ore di discussione (a eccezione di Alessio Mereu, Riformatori, consigliere di amministrazione dell’ERSU), con il disappunto del Rettore Giovanni Melis, della Presidente dell’ERSU Daniela Noli e del Presidente del Consiglio degli studenti Tommaso Ercoli (il più citato della serata!). Una brutta pagina di opposizione.
Giornate di passione, in tutti i sensi, quelle che stiamo vivendo. A Cagliari i riti della Settimana Santa accompagnano giornate decisive per il futuro dell’Italia.
In Consiglio Comunale il lavoro continua e, come buona prassi, rendiconto quanto successo nelle due settimane prima di Pasqua. Per i report delle sedute, oltre all’efficiente sito istituzionale vi ricordo che il sito di Filippo Petrucci(cui rinnovo gli auguri per la nomina a prossimo Alter nos della festa di Sant’Efisio) riporta puntualmente una sintesi dei lavori dell’aula.
REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE. Su questo punto ci tengo a dare una spiegazione perchè sui media si è molto polemizzato sul voto a questo regolamento, e in tanti mi avete chiesto spiegazioni sull’articolo in cui si stabilisce che i consiglieri hanno diritto a percepire il gettone di presenza a fronte dell’effettiva presenza a più del 50% delle sedute (nel regolamento precedente si parlava di una minima partecipazione ai 2/3 delle sedute). Effettivamente il punto ha lasciato interdetto anche me, perchè a fronte di nessun vantaggio per i lavori (che vantaggio può portare per l’efficienza di sedute e commissioni avere consiglieri che partecipano meno?!) non ci vedo nemmeno una necessità per i consiglieri (per la mia esperienza, finora, nelle commissioni e in aula la partecipazione è per quasi tutti sempre completa da inizio a fine). Non capisco infatti la ratio di chi ha proposto la diminuzione della partecipazione minima dal 66 al 50%. Poi mi hanno spiegato che questo è stato uno dei punti principali di compromesso con il centrodestra per poter arrivare all’approvazione del regolamento (che giustamente necessita del voto di maggioranza e opposizione, trattandosi delle regole del gioco), mi han spiegato che erano irremovibili sul “50%” e pertanto si è optato di compensare la diminuzione con la verifica dell’effettiva presenza in aula (non solo una generica “partecipazione”), una sorta di medicina per contrastare il virus che porta molti consiglieri a passare la magior parte del tempo delle sedute fuori dall’aula. Un compromesso, sì, una parola che può sembrare cattiva, ma che è alla base della dialettica democratica. Un compromesso che ha portato l’aula ad approvare all’unanimità un regolamento che punta a migliorare e rendere più efficiente i lavori del consigli comunale, come ha ben spiegato Chiara Cortese in questa nota. Nei prossimi mesi ne verificheremo l’efficacia, e grazie alla pubblicità di sedute e commissioni, ogni cittadino potrà verificare se questa norma ha effettivamente stimolato all’inattività chi ha meno tempo da dedicare ai lavori del consiglio comunale.
DIREZIONE CITTADINA. Come scritto più volte sul blog, il PD sta continuando la riflessione sulle scorse elezioni e sul suo impegno nell’amministrazione della città. In due intense giornate (la seconda sicuramente più della prima!) il partito cittadino ha stimolato il confronto che e le posizioni di alcuni circoli cittadini che ritroviamo nel sito. - Il mio intervento in direzione - Relazioni dei circoli in direzione (tra cui segnalo quella del circolo Copernico)
BARETTI POETTO. In Consiglio comunale il PDL propone una “soluzione” al problema dello smontaggio dei baretti del Poetto con la proposta di delibera sull’”Interpretazione autentica dell’articolo 30 delle Norme Tecniche di Attuazione del PUC“. Una proposta di delibera accompagnata da un completo parere contrario di regolarità tecnica da parte del dirigente per il contrasto con le norme nazionali (DPR 380/01) e regionali (PPR) e che, anche a parer mio e di molti altri, non risolve affatto il problema. Con una interpretazione del Piano Urbanistico Comunale (sulla definizione di strutture leggere in zona H) si pretende di incidere su definizioni di “nuove costruzioni” e relativa temporaneità definite dalla normativa nazionale. Dopo oltre 5 ore di seduta, uscendo dal palazzo, l’incontro con i concessionari dei chioschi, che erano stati illusi che con quella delibera avrebbero potuto dormire sogni tranquilli. Arrabbiati, delusi, affranti. Ci siam fermati con loro, per ascoltare, per spiegare, per capire. Perchè per troppi anni accusano il Comune di aver lavorato senza certezze, e la politica non li ha mai aiutati a trovare soluzioni durature. Il sindaco Floris, nei discorsi di alcuni, diventa un martire che sta scontando con una condanna penale lo sforzo che ha fatto per tenere aperti i chioschi. Impressionante. Abbiamo spiegato come sia importante dotare la città di strumenti di pianificazione, come stiamo facendo con il PUL, per consentire a tutti di lavorare all’interno di un quadro di regole chiaro. E come la soluzione per evitare lo smontaggio e rimontaggio dei chioschi sia oggi nelle mani del Consiglio e della Giunta Regionali. E spero che in Regione si mettano da parte calcoli e strategie elettorali per dare una risposta effettiva ai gestori del Poetto.
PIANO CASA IN CENTRO STORICO. Mentre in commissione urbanistica stiamo per terminare l’analisi delle 56 osservazioni inviate dai cittadini sul Piano Particolareggiato del Centro Storico, il PDL in aula propone una delibera per l’applicazione del Piano Casa in centro storico. Alcuni comuni l’hanno fatto ma avevano un Piano Particolareggiato approvato e avevano individuato gli edifici incongrui cui poter concedere la deroga. Da noi si propone di farlo sulla base del Piano Quadro del Centro Storico (non un piano attuativo di dettaglio, quindi) con un nutrito parere contrario di regolarità tecnica. Nel mio intervento ho sottolineato gli aspetti sia tecnici che politici di critica alla proposta di Farris, che a fine dibattito ha ritirato la delibera con la richiesta di un approfondimento tecnico-giuridico.
LABORATORIO DI PARTECIPAZIONE POLITICA. E’ arrivato a metà strada il Laboratorio con due interessanti incontri sui temi della laicità, dei diritti civili e del diritto allo studio. Importante la collaborazione con le associazioni che si occupano di questi temi come lo UAAR, l’associazione ARC, QUORE e UNICA2.0 (che la settimana scorsa ha celebrato il congresso). Mercoledì prossimo, per la prima volta, in Consiglio comunale ci sarà in audizione il Rettore Giovanni Melis e i rappresentanti degli studenti, e parleremo di Università e cittadinanza studentesca. Chiudo per restare in tema di scuola e università con una riflessione di Michele Orezzi, uno bravo davvero, sulla “meritocrazia, parola abusata nel Paese delle raccomandazioni e delle spintarelle”: se avete un quarto d’ora di tempo, vi consiglio di ascoltare il suo intervento durante l’incontro del Laboratorio.
Una premessa doverosa prima di cominciare: non è assolutamente mia intenzione spaccare nessun partito come annunciato da qualche giornale online. Solo mi è dispiaciuto che una direzione importante come quella di lunedì sia stata gestita in un modo tanto inadeguato.
E devo dire però che mi è dispiaciuto leggere nella convocazione per oggi una frase che esortava all’esclusione dal partito più che all’inclusione consigliando alternative quali il grillismo e il cyberismo. Il PD deve essere un partito accogliente e deve saper rispondere alle istanze anche di dissenso che partono dalla società e dal suo interno.
“I PARTITI SONO MORTI, ORGANIZZAZIONE DEL PASSATO, I MOVIMENTI SONO VIVI”
In questi giorni su internet gira questo comunicato di Beppe Grillo del 2011 e sono contento oggi di essere qua nella direzione cittadina del nostro partito a ragionare insieme del voto nazionale. E’ una nostra responsabilità oggi dare senso agli organismi di partito, permettendo a tutti di esprimersi per dare corpo alla posizione del PD cagliaritano rispetto allo tsunami che ha investito la politica italiana. Anche a livello locale è giusto utilizzare questo sonoro schiaffo elettorale per una autocritica che porti a un cambiamento.
Individuo quindi 3 errori che sono specchio di uno scorretto funzionamento della nostra attività politica e 3 punti positivi da cui poter ripartire.
una campagna elettorale cittadina troppo chiusa e quasi settaria, con più attenzione a “noi” e alle nostre “aree” piuttosto che agli elettori. Esempio topico è stata una giornata in cui si sono susseguiti senza alcun coordinamento: un’attività in piazza sul camper, un incontro organizzato dal gruppo comunale sul commercio, un incontro organizzato dalla segreteria cittadina sulla cultura (in cui si è sparato a zero contro il gruppo comunale!!!) e un incontro organizzato dal gruppo regionale sulla green economy!
la decisione presa due anni fa di una linea di reciproca autonomia e indipendenza di gruppo consiliare comunale e segreteria politica cittadina: sta a noi rivedere e immaginare un sano rapporto tra i due che porti a una virtuosa integrazione tra i due piani.
le carenze della nostra azione amministrativa nei confronti di alcuni temi cruciali per la città di Cagliari: le politiche per la casa, l’efficace utilizzo del patrimonio pubblico, le politiche giovanili e il rapporto con l’università e, soprattutto, le politiche comunitarie per reperire i fondi sempre più carenti.
Siccome questi sono tempi in cui si moltiplicano segnali di speranza sia a livello parlamentare e financo nella chiesa cattolica, chiudo con 3 punti positivi da cui poter ripartire:
l’entusiasmo dei giovani che stanno frequentando il laboratorio di partecipazione politica, iniziato proprio all’indomani della sconfitta elettorale, e che il sabato pomeriggio occupano via Emilia con interesse e voglia di confrontarsi. So che per alcuni di voi questa esperienza è fumo negli occhi e rappresenta solo la costituzione del “mio comitato elettorale”, ma rinnovo a tutti l’invito a partecipare e a considerarla una ricchezza per il partito;
il lavoro che il consiglio comunale sta portando avanti sulla digitalizzazione e sull’informatizzazione che ci sta portando i primi riconoscimenti, e quello che stiamo facendo sulla cultura per tentare di trasformare un settore in cui regnavano le “marchette” – termine ormai sdoganato in consiglio comunale – in uno dei settori chiave per lo sviluppo della città di Cagliari;
le attività dei circoli cittadini, luoghi in cui rendere tangibile quotidianamente l’apertura del Partito Democratico verso i cittadini e i nostri elettori.
Sono tre piccole cose concrete, e da queste e dalle altre riflessioni venute fuori dal confronto di questi giorni spero il nostro partito possa iniziare il lavoro per riprendersi la Regione
Dobbiamo uscire dai conflitti di posizione e concentrarci tutti insieme sulle soluzioni praticabili per la salvezza dei chioschi.
Solo spogliandoci delle posizioni preconcette e incontrandoci per confrontarci nel merito tecnico e politico saremo capaci di trovare una soluzione condivisa per il bene della città.
A Cagliari si aprono giorni di dibattito e riflessione sull’università e sui 30.000 studenti che animano la nostra città.
Domani mattina in facoltà di architettura dalle 10 il congresso di Unica2.0“un’occasione pubblica di dibattito ed elaborazione sui temi della didattica, del diritto allo studio, della rappresentanza e cittadinanza studentesca, dell’associazionismo, dell’idea di Università che vogliamo”
Sabato dalle 16 alle 20 in via Emilia l’incontro su Diritto allo Studio e Meritoorganizzato dal Laboratorio di Partecipazione Politica in cui si parlerà di Istruzione, analizzando brevemente le recenti riforme e aprendo la discussione su importanti temi come la cittadinanza studentesca, il diritto allo studio, il numero chiuso e il percorso formativo in Italia.
Presto in consiglio comunale discuteremo con la presenza del Rettore e del presidente del Consiglio degli Studenti del rapporto tra Cagliari e la sua università grazie alla proposta di dibattito in Consiglio Comunale presentata da Enrico Lobina e questi giorni possiamo proficuamente impiegarli per iniziare a confrontare idee e proposte.